La leggenda della terza colonna di San Marco

In queste settimane si parla molto della terza colonna di San Marco, una leggenda che racconterebbe di come agli inizi ve ne fosse una in più che cadde in acqua e da quella volta se ne perse traccia. Quanti punti deboli presenta questa narrazione? Partiamo da alcuni dati certi.

Il terreno nei pressi del palatium e della chiesa di San Marco doveva essere fin dalle origini di pertinenza dogale e, successivamente, sotto la giurisdizione comunale; questo stesso era limitato a nord e a ovest da rii parzialmente interrati, ovvero il rio della Luna e la piscina di San Basso (AGAZZI M., 1991, p. 83). Secondo alcune notizie cronachistiche il terreno apparteneva a Sebastiano Ziani e in seguito alla costruzione dei principali edifici attorno al “brolo” ottenuto con l’interramento del rio, si sarebbe ceduto al Comune stesso. Agli anni del dogado di Sebastiano Ziani (1172-1178) si attribuisce l’innalzamento delle colonne monolitiche in piazzetta.

Colonne-d-ErcoleOra inizia il racconto leggendario che premettiamo si basa su cronache di almeno cento anni dopo gli eventi narrati.
I vari cronisti cambiano di volta in volta la provenienza delle tre colonne, alcuni indicano la Grecia, altri suggeriscono Costantinopoli. La provenienza greca o generalmente orientale è quella che senza dubbio può apparire la più plausibile (AGAZZI M. 1991, p. 83). Le cronache si soffermano soprattutto sulla difficoltà  di erigerle, problematica che rimase insoluta per anni. In seguito, grazie ad un ingegnere Lombardo tale Nicola de’ Baretteri, si venne a capo del problema risolvendone l’innalzamento; in tal senso tutti i cronisti sono d’accordo nell’attribuire questi eventi al periodo del dogado di Sebastiano Ziani.

Qui le leggende. Ora la Storia. Un documento inerente la narrazione relativa alla pace di Venezia del 1177 chiusa tra l’imperatore Federico I e Papa Alessandro III, la Relatio de pace Veneta, scritta da un monaco inglese tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo, evidenzia una indiretta descrizione dei luoghi marciani: “…clauseruntque medias valvas in magna porticu, scilicet in fronte ecclesie, et in eodem loco ligna magna, tabulas abiegnas scalasque comportantes, thronum magnum ac sublimem composuerunt. Erecta sunt etiam duo ligna magna abiegna mire altitudinis ex utraque parte littoris, in quibus vexilla sancti Marci…dependebant. Litus autem maris, quod dicitur marmoreum, prope ecclesia erat, scilicet ad iactum lapidis.”

Se vi fossero state le colonne innalzate il descrittore non le avrebbe potute ignorare e non vi sarebbe, inoltre, stata la necessità  di innalzare degli stili di legno “duo ligna magna”. Sulla riva le colonne avrebbero svolto il ruolo di porta vessilli e sopratutto quello di porta d’entrata della città. 

Pertanto la data dell’evento non può essere che successiva al 1177, forse sotto il dogado di Orio Mastropiero (1178-1192).

Questo è un punto debole, ovviamente non ci dice se fossero due o tre, ma una prima domanda: se voi doveste sostituire due pilastri in legno, portereste tre colonne?

Un altra domanda. Se doveste raccontare una storia emozionante, degna di una cronaca leggendaria, raccontereste di come è stato facile portare due colonne e issarle al loro posto o di quanto l’epico episodio vi sia costata talmente tanta fatica, da perderne una in acqua a causa dell’immenso peso ?

Infine, Venezia era la prima ad avere sul porto due colonne? In realtà no. Le due colonne romane del Porto di Brindisi erano già conosciute ai veneziani e secondo qualche ipotesi l’idea era proprio quella di copiarle.

Il mistero se fossero due o tre non viene certo svelato, attenderemo le varie indagini proposte. Quando meno ora sappiamo che gli anni descritti dalle cronache sono errati, chissà quali altri elementi fantasiosi sono inseriti nel racconto. D’altronde ricordiamoci che i veneziani son stati sempre bravissimi a raccontare storie, non ultima quella di fuggire da Attila in una laguna disabitata. Ancora oggi qualcuno lo racconta, pur avendo vent’anni di ricerche archeologiche che hanno largamente dimostrato come la Laguna fosse frequentata fin dal tempo dei romani…

Qui sotto le fonti storiche di quanto scritto:

S. Magno, Cronaca, BNM, ms. it VII, 513, c. 77; 514, c. 53r-v; 517, c. 56

S. Magno, Annales, CMC, ms. Cicogna 3530, cc. 249R-v, 253 Cronaca, BNM, ms. it. VII, 30 (ed. G. Monticolo, appendice VII a M. Sanudo, Vite dei dogip. 430)

Cronaca Erizzo, BNM, ms.it VII, 56

Cronaca veneziana fino al 1443, BNM, ms. it. VII, 104, c. 74v

Cronaca Bemba, BNM, ms.it. VII, 125, cc. 27R-v

Cronaca Sivos, BNM, ms.it VII, 121, c.48v

BNM, ms.it.VII, 2034, cc.155r-v ( tecnica usata)

BNM, ms.it.VII, 2051, c. 17

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2 risposte a “La leggenda della terza colonna di San Marco

  1. Grazie per l’approfondimento. Ma quindi tutta la storia della terza colonna caduta in acqua nel bacino è una leggenda infondata? Pensavo che fosse ancora lì e addirittura che ci fossero resti della sua presenza, e invece…

    • Da un punto di vista puramente archivistico, non c’è la possibità di averne certezza. La documentazione della maggior parte delle magistrature è successiva. Restando sul piano dell’interpretazione delle cronache (che vengono però scritte oltre cento anni dopo) mi verrebbe da dire che sia solo uno dei tanti esempi di iperbole per rendere affascinante la narrazione. L’unico dato certo è che le colonne prima del 1177 non c’erano.

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