Recensione su Laguna di Sangue

Foto di Enrico Cerni

Foto di Enrico Cerni

Davide Busato, Laguna di sangue, Cronaca nera veneziana di fine Ottocento, Venezia, Helvetia Editrice, 2016

È fresco di stampa, il nuovo volume di Davide Busato, amico arguto e scrittore di fatti di nera. Omicidi, assassini, killer, sangue e veleni sono la sua passione, che coltiva da anni sotto il cappello e dietro lo sguardo ironico e i modi del bravo ragazzo. Con questo libro è andato a scavare negli archivi veneziani e tra gli articoli di giornali, consentendo l’emergere di una laguna intrisa di sangue ma allo stesso tempo in grado di essere percepita nella sua dimensione realistica e dickensoniana. Venezia, come l’Inghilterra di Oliver Twist, diventa il palcoscenico su cui (o spesso dietro il quale) si commettono delitti. La Serenissima trionfante non esiste più, restano macerie sociali, osterie malfrequentate, tuguri, povertà nella seconda metà dell’Ottocento, ma anche fabbriche che danno posti di lavoro e voglia di riscatto sociale.

Uno degli elementi più interessanti di questa lettura è l’emersione dell’history dalle stories, come direbbero gli inglesi. Il sottostante sociale affiora con forza, soprattutto grazie allo studio delle fonti giornalistiche. In questo rovistare i microfilm con gli articoli dei giornali dell’epoca, come Dickens (che non a caso sposa la figlia del direttore del giornale per il quale scrive), Busato coglie il senso del tempo. E fornisce al lettore non una sequela di fatti di sangue affastellati alla rinfusa sulle pagine del testo ma un percorso ragionato a cui restituisce senso: agglutina i delitti attorno ai vizi capitali, a quei sette peccati che i monaci medievali ricordavano grazie all’acronimo Siiaagl, dalla superbia (il gonfiore di Sant’Agostino, la radice di tutti i mali) alla lussuria. Si chiede, pertanto, e non è scontato per uno scrittore, perché un essere umano può uccidere.

Il volume si legge volentieri, i veneziani hanno la possibilità di riconoscere luoghi noti e meno noti, in qualche caso immodificati, in qualche caso oggetto di trasformazioni o di mutamenti che il tempo ha imposto alla città. Nella lettura, emerge la voglia di andare a vedere, a sbirciare gli ambienti, a ritrovare le calli descritte, a ripercorrere i passi, nell’auspicio di non ritrovarsi accanto, nella Venezia contemporanea, il fantasma di qualche assassino di allora. a cura di Enrico Cerni in I libri di Enrico Cerni 

Tra i vari libri pubblicati da Enrico, segnalo Non accettare sogni dagli sconosciuti. 

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