La triste Nina: la storia dell’amante suicida di Camillo Benso conte di Cavour.

Anna Schiaffino

Anna Schiaffino

La marchesa Anna Schiaffino Giustiniani, detta Nina, muore il 24 aprile del 1841 gettandosi dalla finestra della sua camera di Palazzo Lercari a Genova. Molte mani la spinsero giù da quella finestra, e fra queste le più colpevoli furono quelle di Camillo Benso conte di Cavour. Da allora, leggenda vuole che ogni anno il 24 aprile, sotto la finestra dalla quale Nina si lasciò cadere, compaia sul selciato la macchia del suo corpo.

Sposata a diciannove anni con il marchese filo-monarchico Stefano Giustiniani, donna colta e raffinata, solita intrattenere conversazioni in tre lingue diverse, cantare, suonare e disegnare, Nina cadde presto tra le braccia del conte Cavour, allora giovane ufficiale dell’esercito, che le dedicava insistenti avances, seguendola perfino all’Opera. Questo amore extraconiugale, iniziato nel 1830, causò profonde sofferenze alla donna logorandone lentamente anche la salute mentale. Nei salotti torinesi, dove tutti conoscevano la sua relazione adultera, fu chiamata “la povera Nina” o “l’incognita”.

Tra Nina e Cavour ebbe luogo un’intensa corrispondenza amorosa giunta sino a noi, che rivela il grande, profondo amore di lei e la leggerezza e meschinità d’animo di lui. Cavour corteggiò insistentemente e spudoratamente Nina, senza darsi troppo pena delle eventuali conseguenze per la donna, esposta pubblicamente al disonore. E nel frattempo intratteneva relazioni con altre donne come uno scapolo impenitente.

L’amore di Nina per Cavour fu profondo e sincero, tanto che metterà al corrente il marito e i genitori della sua relazione adultera. Gli amici la eviteranno considerandola una pazza. Nel 1834, quando ormai a Genova la relazione diventa uno scandalo, i due amanti si lasciano, e Nina si trasferisce a Milano, ospite della cugina Teresa Littardi. Nella capitale lombarda intreccerà una relazione con Carlo Pareto, anch’egli genovese, che la conosce e la ama segretamente da tempo. Ma Nina non sta bene, e quando i medici le diagnosticano un disordine al sistema cardiaco, consigliandole una visita presso un famoso cardiologo di Torino, Francesco Rossi, lei, con il consenso del marito parte arrivando a Torino il 14 giugno del 1834. Il professor Rossi è anche il medico di casa Cavour.

Dopo il consulto torinese Nina si reca alle terme di Vinadio, a pochi chilometri da Valdieri dove il conte di Cavour trascorre lunghi periodi con la madre. I due si scrivono decine di lettere al giorno. In una di queste lei scrive a Cavour: “Eri tu che la sorte aveva segnato come mio ultimo sostegno; tu pieno di forza, di vita, di talento; tu chiamato forse a percorrere la più brillante carriera”. La notte del 24 giugno, dopo che segretamente ha scritto a Camillo, Nina e il conte si incontrano di nascosto nell’albergo dove la marchesa soggiorna, mentre il marito di lei è momentaneamente assente, e i due riprendono la relazione interrotta a Genova. Dal diario di Cavour si evince che da quel giorno gli incontri con Nina si susseguono senza interruzione, mattino e pomeriggio, in un delirio di febbrile passione. Stefano Giustiniani, il marito tradito, si accorge che qualcosa di strano sta accadendo e impone alla cameriera di consegnargli tutta la corrispondenza segreta della moglie. Manomette le lettere tra i due amanti e ne ritarda l’invio, altre le sequestrerà per consegnarle poi al suo avvocato per essere utilizzate in una eventuale causa di separazione. I due amanti intanto fanno progetti di fuga insieme, ma Cavour, volubile e poco sensibile, frequenta intanto un’altra donna.

Il 22 luglio i Giustiniani e Cavour lasciano Vinadio. Cavour va a Torino, Nina e il marito a Voltri nel castello di famiglia. Durante il viaggio lei consegna un biglietto al marito: “Caro Stefano, se tu continui a ignorare ciò che faccio, se non vuoi assolutamente ch’io lo veda a Voltri (e certo non hai torto) io prenderò le mie misure per procurarmi un passaporto. Spiegati chiaramente a voce o per iscritto”. E il marchese Giustiniani acconsente che Cavour raggiunga la moglie a Voltri, ma ormai la passione di Camillo si sta spegnendo. Cavour tornerà a Voltri per l’ultima volta tra il 15 e il 18 ottobre successivo prima di partire per Parigi. Sarà l’ultimo incontro tra i due amanti. Nina, abbandonata, si trova costretta a rientrare a Genova. Il marito decide di cambiare casa e la coppia si trasferisce a Palazzo Lercari Parodi al numero 3 di via Garibaldi, davanti a quello dove Nina è cresciuta. Lui inizia a spargere in città la voce che la moglie è mentalmente inferma, mentre lei, ignara di tutto, continua a tempestare di lettere Cavour che è in giro per l’Europa, ricevendo in risposta lettere sempre più fredde. Nina finalmente capisce che è finita. Non ancora trentenne, ha assunto ormai l’aspetto di un’anziana signora. Disonorata pubblicamente, denigrata dal marito, vive in solitudine, condannata anche dal padre e dalla madre che la scongiurano di stare lontana da Cavour e di ravvicinarsi al marito. Il 3 agosto del 1835 dopo aver scritto a Cavour un’ultima volta, Nina beve del veleno ma la morte non sopraggiunge. Tuttavia il veleno avrà effetti dannosi sulla sua salute mentale. Dopo la scomparsa del padre per un’epidemia di colera, tenta nuovamente il suicidio il primo gennaio del 1838, ma ancora senza l’esito sperato. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1841, Nina tenta per una terza volta il suicidio, gettandosi dalla finestra della sua camera di Palazzo Lercari, in via Garibaldi, in coincidenza dell’anniversario del primo incontro con Cavour. Il salto di undici metri non basterà a stroncarle all’istante la vita, dovrà aspettare alcuni giorni prima di spirare. A cura di Lara Pavanetto

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