Poveglia e la Guerra di Chioggia

Basilica dei San Zanipolo in Venezia. Cappella Cavalli o di San Pio V - Battaglia di Chioggia - Fresco di Lorenzino di Tiziano (seconda metà del XVI secolo). Monumento di Giacomo Cavalli. Opera di Jacobello dalle Masegne e Pierpaolo dalle Masegne.

Basilica dei San Zanipolo in Venezia. Cappella Cavalli o di San Pio V – Battaglia di Chioggia – Fresco di Lorenzino di Tiziano (seconda metà del XVI secolo). Monumento di Giacomo Cavalli. Opera di Jacobello dalle Masegne e Pierpaolo dalle Masegne.

Poche sono le volte che Venezia ha veramente rischiato di cadere suddita di qualche potenza straniera. L’orgoglio, l’ingegno e la volontà ne ha sempre scongiurato il pericolo e così successe anche per la famigerata Guerra di Chioggia. Con questo nome si ricorda il terzo e ultimo grande conflitto con Genova, l’acerrima e potente nemica. La Repubblica marinara genovese non assomigliava a Venezia soltanto per aver anch’essa un Doge, ma sopratutto per voler diventare la Regina dell’Adriatico. Per poterla diventare doveva prima distruggere la città lagunare. Dopo numerosi tentativi, nel 1378 inviò cinquanta navi guidate dall’ammiraglio Pietro Doria, uomo risoluto e di grande ingegno militare. A seguito della richiesta di aiuto per l’impresa al padovano Francesco da Carrara, richiesta che venne presto accettata, conquistò con facilità la città di Chioggia. Trasformandola in una testa di ponte iniziò l’avanzata verso Palazzo Ducale e fu in quel frangente che Poveglia diventò suo malgrado l’ultimo baluardo a difesa della libertà e indipendenza della Repubblica del leone alato. Di quei terribili momenti abbiamo un testimone oculare degno di nota, Daniele di Chinazzo:

Settembre 1379 se parti zenovesi de Chioza cum tuto so sforzo de gallie e zente d’arme del Segnor de Padoa…e Zenovexi se afermò a campo in Poveia, che è per mezo Malamocho, con gran quantità de bombarde, le qual gitava fina a vexin del monastier de San Spirito.

Si decise di scarcerare Vettor Pisani, imprigionato per esser stato sconfitto a Pola dai genovesi. Questi armò tutte le imbarcazioni disponibili. Il vecchio Doge Andrea Contarini lo appoggiò nella sua disperata strategia. Si fecero affondare due grossi “marani” nei pressi dell’isola di Santo Spirito per bloccare il canale principale e si pose un altro “marano” subito vicino con al di sopra dei balestrieri. Il monastero di Santo Spirito venne requisito e trasformato in una fortificazione d’emergenza, mettendo al comando Tadio Giustiniani con alcune galee. Tra settembre e ottobre una battaglia epica tra le navi genovesi e quelle veneziane decise le sorti della città. Così ci racconta Daniele:

“Et del mexe de ottubrio 1379 i diti zenovexi se levà de campo da Malamocho e da Poveia et afogà la sua bastia de Malamocho e tute le chaxe grande e pizole da Malamocho e de Poveia e i palazi grandi che era per stancia di podesta di tuti i ruinà et afogà in fin su le fondamente, ch’el non romaxe justa sola chaxa in quelle do terre salvo le chiexie.”

A gennaio giunse l’armata di Carlo Zeno a dar man forte, per i genovesi la situazione divenne drammatica e ancora peggiore si tramutò quando lo stesso Pietro Doria morirà sotto le mura di Chioggia. La vittoria totale era stata ottenuta. Venezia era salva, ma per Poveglia, quel mese di occupazione e di ritirata significò la distruzione totale. L’isola che era sede del Podestà, ora restava terra bruciata. Successivamente passò sotto la magistratura delle Rason Vecchie, ma questa è un altra storia.

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