La saponificatrice di Richmond. Inghilterra 1880.

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Kate Webster salì sul patibolo della prigione di Wandsworth il 29 luglio 1879 e passò alla storia come uno dei criminali più sadici della storia del crimine.

Katherine era nata a Killane, nella contea di Wexford, nel 1849 da poveri ma rispettabili genitori. Da piccola fu sorpresa a rubare in numerose occasioni, e appena adolescente rubò una notevole quantità di denaro per pagarsi il biglietto della nave per Liverpool, dove visse parecchi anni sempre rubando e borseggiando. Finì anche in galera per quattro anni, quando di anni ne aveva solo diciotto. Scontata la pena raggiunse Londra e trovò lavoro come donna di servizio di giorno, e prostituta di notte. Rimase incinta e diede alla luce un figlio, tuttavia continuò a rubacchiare per vivere. Fu più volte arrestata. Nel 1875 fu rinchiusa per diciotto mesi nella prigione di Wandsworth. Rilasciata nel 1877, pochi mesi dopo era già nuovamente in prigione.

Nel gennaio del 1879 Kate si trasferì a Richmond, dove trovò lavoro come cameriera dalla ricca signora Julia Martha Thomas. Inizialmente si comportò bene, ma presto cadde di nuovo nelle sue vecchie abitudini. Passava più tempo nei pubs locali che sul posto di lavoro. Così domenica 2 marzo 1879, dopo un solo mese di lavoro, la signora Thomas prima di recarsi in chiesa convocò Kate e la licenziò rinfacciandole tutte le sue mancanze. Quando la signora Thomas tornò dalla messa domenicale, salì in camera sua per riporre i vestiti. Mentre si stava togliendo il cappello Kate, che fino ad allora l’aveva aspettata nascosta in casa, brandendo un’ascia irruppe nella stanza e colpì la vecchia signora con un colpo di striscio alla testa. La signora Thomas lottò accanitamente per salvarsi la vita, la colluttazione si spostò sul pianerottolo da dove Kate la spinse giù per le scale, per poi fracassarle la testa con l’ascia. Quando fu certa che la signora fosse davvero morta, Kate ne trascinò il corpo in cucina e pensò di smembrarlo. Tagliò il cadavere a pezzi e li mise a bollire in una grande pentola di rame. Lasciò il macabro composto a cuocere per un’ora, mentre lei se ne andò all’Hayhoe Pub a bere. Al suo ritorno imballò i resti in varie scatole che chiuse in una serie di sacchetti di stoffa, imballati a loro volta con carta marrone. Poi pulì la cucina e il corridoio dal sangue. Il giorno dopo bruciò le ossa rimaste della povera signora Thomas nella stufa a legna della cucina.

Si recò anche al Monte di Pietà per impegnare i denti d’oro della vittima per sei scellini. Si ritirò dunque nella casa della signora Thomas a ubriacarsi, e tra una bevuta e l’altra preparò e cercò poi di vendere dei vasetti d’unguento miracoloso, che altro non era che il grasso corporeo ridotto della signora. Kate si fece addirittura chiamare “signora Thomas’, e iniziò a vendere i mobili di casa. Nel frattempo prese a disfarsi dei pacchi che contenevano i resti bolliti del cadavere, gettandoli in posti diversi nel Tamigi, facendosi anche aiutare da alcuni giovani facchini. Ma dei pescatori che lavorano sulle rive del Tamigi, trovarono presto le scatole con i macabri resti.

Intanto una vicina di casa della signora Thomas, la signorina Ives, divenne sospettosa nel vedere i mobili della signora Thomas che lasciavano la casa e chiamò la polizia.13149957_571609023013352_1979336559_n Quando le autorità arrivarono Kate riuscì a fuggire dalla porta sul retro e si rifugiò nel suo paese natale, Killane.

Ma non ci volle molto che la polizia la rintracciasse, fu arrestata il 28 marzo. Indossava ancora i vestiti e i gioielli della signora Thomas. Fu portata a Londra e accusata di omicidio. Per tutto il processo che iniziò il 2 luglio 1879 e durò sette giorni, Kate negò con veemenza di avere nulla a che fare con l’omicidio di Julia Thomas, e lo negò fino alla sera prima della sua esecuzione, quando confessò tutto al cappellano del carcere, padre McEnrey.

A cura di Lara Pavanetto

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