Alberghi e osterie tra la fine della Repubblica e il periodo austriaco

ca. 1870 --- French Print of  --- Image by © Gianni Dagli Orti/CORBIS

ca. 1870 — French Print of — Image by © Gianni Dagli Orti/CORBIS

Mentre cercavo informazioni per il mio nuovo libro sui delitti avvenuti negli hotel, ho trovato in Archivio di Stato un interessante rapporto della Regia Commissione all’Ornato durante il periodo della dominazione austriaca. Sul dibattito interno scaturito per una richiesta del Danieli, il funzionario traccia la storia “recente” di come la città sia cambiata. Un tema molto attuale. Ecco il testo.

“Con rapporto 5 marzo 1836

[…] Gli alberghi in questa città negli ultimi anni della Repubblica si limitavano al numero di sei sotto le insegne di Leon Bianco Petrilo, Scudo di Francia, Regina d’Inghilterra, Regina di Ongaria e Trevisi a San Benetto. Dipendevano dal Collegio dei 7 Savi obbligati all’osservanza di alcune discipline tra le quali quella di non portare pregiudizio alle venti osterie di questa città col dare pranzi a persone che non fossero alloggiate.

Era allora libera ad ognuno ove avesse un opportuno e decoroso locale di aprire un albergo o locanda esponendo quell’insegna che più fosse opportuna e gradita senza però alcuna altra restrizione.

Le ragioni per cui veniva tenuta dal Collegio dei 7 Savi forte contro gli albergatori e locandieri, ove fosse scoperti trasgressori al divieto di dare pranzi e cene a persone non alloggiate da essi era quella, che il Governo di allora voleva di suo diritto le osterie cioè quello di fubassare(?) l’esercizio per quattro anni verso un canone non lieve, mantenendosi attive quelle insegne che erano proprie delle 20 osterie allora esistenti.

Nove di queste erano di qua del Gran Canale ed undici di la. Le prima avevano per insegna ad inviamento La Luna, il Salvadego, il Cavaletto, il Cappello, la Rissa, la Corona, il Leon Rosso, la Cerva, ed il Pellegrino. Le seconde si chiamavano Il Gambero, lo Sturion, la Donzella, l’Anzolo, San Zorzi, la Simia, La Siora e la Campana, e le Due Spade, le quali erano bensì soggette al detto collegio, ma però in prima istanza all’altro magistrato della Giustizia Nuova. Colla cessazione del Governo Veneto le cose tutte mutarono faccia e quindi in seguito ogni altro inviamento andò a togliesi, ed il primo che aprì negozio da Casarol fu quello in Frezzeria, e con lui tanti altri, ed in tanti altri mestieri, ed esercizi e cosi si sciolsero le Arti tutte.

[…] Non si tratta ora di aprire due alberghi colla stessa insegna, si tratta che il Danieli detenendo sua proprietà l’insegna cosi detto Leon Bianco ch’esercitava nel Palazzo Martinengo sul Canal Grande, vuole aggiungerla all’attuale suo albergo conosciuto sotto il nome del Grande Albergo Reale di Giuseppe Danieli sulla Riva dei Schiavoni.”

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