Cesare Serviatti, un serial killer ai tempi di Mussolini.

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Cesare Serviatti, nato a Roma nel 1880, è noto nella storia criminale d’Italia come il “Landru del Tevere“, perché proprio come il serial killer francese Henry Landru uccideva donne per impossessarsi dei loro averi.

Per adescare donne sole pubblicava annunci su vari giornali presentandosi come un benestante pensionato da 450 lire mensili, desideroso di conoscere signorine “con mezzi”, preferibilmente cameriere, a scopo matrimonio. Serviatti era davvero un pensionato, e nella sua vita aveva fatto molti e diversi mestieri, come il macellaio e l’infermiere, e per alcuni anni aveva anche gestito un albergo a La Spezia. Raccontava di essere un mutilato di guerra, gli mancava il pollice della mano sinistra, quando invece si era infortunato sul lavoro.

All’epoca dei delitti era un uomo sulla sessantina, basso di statura, corpulento, con due grossi baffi neri e pochi capelli, di carattere socievole, addirittura simpatico. Circuiva le donne che lo contattavano alterando le cifre del suo libretto di risparmio per apparire benestante. Sceglieva sempre donne sole, senza parenti né amici e molto ingenue. Nella sua trappola caddero tre vittime, nei quattro anni che vanno dal 1928 al 1932. Serviatti adescava la vittima, la conosceva, diventava suo amante e alla fine la uccideva con un coltello da cucina, a letto, durante un rapporto sessuale, facendo poi a pezzi il cadavere.

La prima vittima fu Pasqua Bartolini Tiraboschi, uccisa nel sonno e fatta a pezzi piccolissimi, infine gettata in un pozzo nero. La seconda vittima fu Bice Maragucci, fatta a pezzi e gettata nel Tevere. La terza ed ultima vittima fu Paolina Goretti. Proprio in seguito al ritrovamento del suo cadavere prese avvio l’indagine che porterà all’arresto di Serviatti.

Il 16 novembre 1932, alla stazione di Napoli, sul treno giunto da La Spezia, era stata rinvenuta una valigia abbandonata, al cui interno si era scoperto il corpo orribilmente mutilato di una donna. Nello stesso giorno, un’altra valigia contenente altre parti anatomiche, fu ritrovata sul treno La Spezia-Roma. Le indagini partirono da La Spezia, dove un bambino nei pressi della stazione ritrovò un coltello sporco di sangue. Condussero le indagini il commissario Musco e il suo compagno, il commissario aggiunto Mario De Simone, che si erano già occupati del caso di Bice Maragucci senza trovare un colpevole. Olga, una servetta umbra sulla quarantina, riconobbe nel cadavere della valigia la sua migliore amica: Paolina Goretti. Raccontò che la Goretti, prima di sparire, le aveva confidato l’esistenza di un ex maresciallo mutilato di guerra, che avrebbe dovuto sposare a La Spezia.

Il nome del maresciallo era Cesare Serviatti. Il 9 dicembre 1932, la polizia fece irruzione nella residenza romana di Serviatti, in via Principe Amedeo, e arrestò l’uomo che stava cenando con la moglie. Interrogato ripetutamente per cinque giorni, anche dal questore Crocchia in persona, Serviatti alla fine crollò e ammise l’omicidio di Paolina Goretti e di altre cinque donne, di cui non volle però fare il nome. Gli investigatori riusciranno a collegare il suo nome agli omicidi di Bice Maragucci e Pasqua Tiraboschi, ma le ultime due vittime rimangono ancora oggi senza nome e senza cadavere. Serviatti si difese dicendo di aver ucciso quelle donne inconsapevolmente, mentre dormiva, spinto da una forza misteriosa.

Processato per direttissima, fu condannato all’ergastolo per gli omicidi di Pasqua Bertolini e Bice Maragucci e alla pena di morte per l’omicidio, il vilipendio e l’occultamento di Paolina Goretti. Alle 6,24 del 13 ottobre 1933, Serviatti fu fucilato alla schiena da un plotone di moschetti nel poligono di Chiara Vecchia, a Sarzana (SP), e alla sua esecuzione assistettero circa 6.000 persone accorse per l’occasione. La moglie disse sempre di aver ignorato che il marito fosse un assassino e giurò di averlo aiutato solo nelle truffe. A cura di Lara Pavanetto.

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