Peste e Redentore: alcune curiosità

redentore pontePensate di vivere in una grande metropoli, cosi era considerata Venezia nel Cinquecento con i suoi 180 mila abitanti, e all’improvviso sapere che si sta diffondendo una malattia che ti uccide nel giro di qualche giorno. Non una morte silenziosa nel sonno, bensì un atroce suplizio fatto di febbre, vomito, nausea, tumefazione dei linfonodi, con petecchie ed ecchimosi cutanee. Una brutta morte, ma nulla al confronto della paura di non sapere come si contrae, vedere attorno a te persone che si salvano ed altre che muoiono e tu preghi che tutto finisca come è iniziato. Dal 1 agosto 1575 al febbraio del 1577 i morti, in città e nei Lazzaretti, ammontano a 46721. Nella disperazione ci si affida al Signore, decidendo di costruire una chiesa dedicata al Redentore. Così accade il miracolo ed il 13 luglio 1577 il Doge proclama ufficialmente la fine della pestilenza, iniziata due anni prima. Attorno, macerie e dolore, ma tanta speranza ed il Senato proclama che ogni terzo sabato di luglio si faccia una processione per ricordarsi di quanto avvenuto.

La storia è fatta di grandi eventi e di piccole curiosità, anche sulla peste che colpì la città tra il 1575 ed il 1577 ce ne sono. Il 2 luglio del 1576 il Senato Terra ordina che:”non essendo a bastada li lazzaretti vecchio et novo, et li altri lochi tolti dalli soprprovveditori alla Sanità per rimediare alli feriti, et sospetti, et robbe contagiose nei bisogni presenti di questa città, l’anderà parta ed essi sopraprovveditori sia data libertà di poter valersi in occasione di bisogno di tutto o parte della praderia di Santo Andrea della Certosa, cioè di quella parte che è fuori della giesa, il qual luogo è stato giudicato molto atto, et commodo delli tezoni et altre cose.” Alla Certosa, oggi sede di un bellissimo parco e di un cantiere gestito da Vento di Venezia, proprio in quest’isola per la peste si decise di trasportare oltre 1777 casse con “bolletta” del proprietario e 500 senza, le quali vennero successivamente bruciate per sospetto contagio. A leggere le lettere dei certosini che anni dopo chiesero i danni, si capisce anche che” nel tempo calamitoso delle gravissime pestilentie non solamente fu ocupato parte del luogo nostro di Lido per la seppoltura di corpi appestati, ma di qualche ancor di quell’isola per poter stender le robbe sospette“.

In un’altra parte della Laguna, nell’isola di Sant’Ariano che si trova dopo Torcello, al tempo c’era un monastero di monache benedettine. Nel loro archivio alcuni documenti ci informano che: “col progresso del tempo più impura e maligna s’è versa l’aria di quei paludosi luoghi specialmente per esser stati sepolti colà infiniti cadaveri di gente appestata nell’anno 1577 in circa e resi maggiormente inabitabili non solo per l’infestazione de serpenti.“.

Sempre il monastero dell’isola di Sant’Ariano, quando venne abbandonato divenne una cava importante proprio per la costruzione della chiesa del Redentore, così come è scritto in un documento del 1613: “Nota che delle piere cavate dalla distruzione di detto monastero furono dal principe levate per la fabrica della chiesa del Redentor alla Zudecca, fatta detta giesa per voto publico per deliberazione del senato per occasione della peste l’anno 1576.”

Da secoli, il terzo sabato di luglio, attraversiamo il ponte di barche che da Venezia ci porta alla chiesa del Redentore, accendiamo un cero e poi attendiamo con i nostri cari la mezza notte per i fuochi d’artificio che illuminano il cielo. Questa è la festa del Redentore.

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