La sanguinaria contessa Erzsébet Bathory

Erzsebet bathory

Erzébet Bathory

Nel 1609 re Mathias II d’Ungheria decise di mandare i suoi uomini al Castello Csejthe. Denunce segrete raccontavano di giovani ragazze rapite, imprigionate nelle segrete, torturate per giorni e uccise dalla signora del castello, la contessa Erzsébet Bathory.

Una donna bellissima e potentissima, imparentata con vescovi e cardinali, principi e re. I soldati di re Mathias arrivarono di notte, il portone dell’imponente edificio era spalancato, quasi a invitare gli uomini di re Mathias a entrare. E quello che quegli uomini videro nelle segrete del castello andava oltre ogni immaginazione: una ragazzina giaceva in terra pallida, e sembrava che ogni goccia di sangue le fosse stata prosciugata dal corpo. Non era sola. Un’altra ragazza, con visibili segni di torture sul corpo, era legata a un palo. E poi altre donne, qualcuna respirava ancora. Non mancavano i bambini, anche loro erano sanguinanti e malridotti. Ovunque, carni straziate e occhi pieni di terrore. Erano poi chiaramente visibili i resti di un’orgia. La responsabile di quello spettacolo orrendo, la contessa Erzsébet, per il suo alto rango non poté esser arrestata seduta stante, ma fu confinata in una stanza del maniero, in attesa che si decidesse cosa fare di lei.

Erzsébet era nata nel 1560 in un piccolo villaggio ungherese, ma era stata allevata nella proprietà di famiglia di Ecsed, nella regione rumena della Transilvania. L’albero genealogico della sua famiglia, i protestanti Báthory-Ecsed, era pieno di eroi di guerra. C’erano anche un cardinale e persino un sovrano polacco. Sin da bambina la contessina aveva spaventosi e repentini sbalzi d’umore, era incuriosita dal sangue e dalla sofferenza: quando uno zingaro fu condannato a morte per aver venduto i suoi figli, la contessina aveva sei anni appena ma già osservava curiosa i soldati del padre mentre aprivano il ventre di un cavallo, ci infilarono lo sfortunato zingaro e poi ricucirono il tutto, avendo cura di lasciar fuori solo la testa. La attirava e la stupiva anche un suo irruento cugino, principe di Transilvania, che un giorno aveva ordinato che fossero recisi naso e orecchie a ben cinquantaquattro persone, sospettate d’aver organizzato una rivolta. Nelll’Ungheria costantemente minacciata dai Turchi e straziata da lotte intestine, chi aveva il potere lo esercitava in maniera totale, e crudele. Nobili e aristocratici potevano torturare e uccidere non solo nemici ma anche sottoposti, membri dei ceti inferiori, e contadini godendo di una sostanziale immunità. Nel 1575 Erzsébet sposò, a soli quindici anni, Ferenc Nádasdy.

Se Erzsébet era collerica e attratta dalla sofferenza altrui, Ferenc non era da meno. Amava torturare i servi, senza però ucciderli. Alla giovane moglie insegnò subito come far diventare i servitori più disciplinati e obbedienti: bastava legar loro le mani, infilargli tra le dita dei piedi dei pezzi di carta cosparsi d’olio e poi dargli fuoco. Il marito era spesso lontano per combattere i Turchi e dunque la responsabilità del castello di Harvard in Ungheria centrale, era affidata alla giovane moglie. Nei primi dieci anni di matrimonio la coppia non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti Erzsébet partorì tre figlie e un figlio. Per ammazzare il tempo quando il marito era via da casa, iniziò a far visite alla sua nobile zia Karla, anche lei contessa, e a partecipare alle orge da lei organizzate. A ravvivare le sue giornate contribuì anche una certa Dorothea Szentes, esperta di magia nera, insegnandole pratiche di stregoneria e incoraggiandone l’innato sadismo. Per intrattenersi, una sera, Erzsébet ordinò che fossero portate sotto la sua finestra delle ragazze completamente svestite, sulle quali fu versata dell’acqua gelata. Le ragazze morirono assiderate, offrendo all’annoiata contessa un diversivo. A causa dei frequenti errori delle serve, Erzsébet spesso ricorreva alla violenza per far capire alle sciagurate come dovessero svolgere i loro compiti, e una volta schiaffeggiò il viso di una serva con tanta forza, che gocce di sangue della sfortunata donna le schizzarono sulla sua mano. La contessa notò che, dopo esser stata bagnata dal sangue, la sua pelle sembrava più giovane. Così pensò di far spogliare e incatenare giovani ragazze, e dalle loro gole recise, faceva scorrere il sangue in cui si bagnava avidamente, sperando di diventare più bella. Il marito chiudeva un occhio sulle “pratiche” della moglie. Anche i parenti ne erano a conoscenza ma preferirono non parlare. Dopo la morte del marito nel 1604, Erzsébet forse per difendersi dalle mire di parenti avidi, raddoppiò la sua dose di ferocia e dunque anche i suoi crimini, mettendo gli occhi non più sulle giovani contadine ma anche sulle ragazze di buona famiglia, ovvero le figlie dell’aristocrazia. E fu proprio questo il suo più grande errore. Una ragazza di buona famiglia riuscì a fuggire e raccontò tutto quello che succedeva nel castello della Bathory: ben presto i suoi racconti terrificanti giunsero alle orecchie dei rappresentati della Chiesa Cattolica e dell’Imperatore Mathias che intervenne inviando i suoi uomini per controllare la situazione, intravedendo anche la reale possibilità di requisire gli ingenti beni della contessa. Poiché i suoi uomini confermarono la versione della giovane aristocratica scampata alla morte, aggiungendo altri agghiaccianti dettagli, Mathias fu costretto a prendere provvedimenti. Quattro servitori anziani, complici della contessa, furono condannati a morte. Si trattava però di persone di ceto inferiore. Più difficile era punire un membro dell’aristocrazia, ma non si poteva neppure continuare a far finta di nulla e lasciare che Erzsébet continuasse a immergere le mani nel sangue altrui.

La decisione temporanea di chiuderla in una stanza del castello, mentre si decideva sul da farsi, divenne perciò permanente: la sanguinaria contessa non poté più uscire per i successivi anni, e in quella stanza remota del suo castello morì il 21 agosto 1614.

Quante furono le donne uccise da Erzsébet? Di quanti corpi, orrendamente torturati, lei bevve il sangue? Forse, furono 650. Se così fosse, la nobildonna sarebbe una delle più crudeli serial killer di tutti i tempi. Quel che è certo è che l’ossessione di Erzsébet per il sangue, alimentò il mito del “vampiro” che il romanzo di Bram Stoker “Dracula” consegnò poi alla storia della  Letteratura. A cura di Lara Pavanetto

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