Il cannibale di Mustemberg, Germania 1924.

karl denke

Karl Denke

Karl Denke proveniva da una famiglia benestante di Munsterberg, poi ribattezzata Ziebice (attuale Polonia) in Slesia, regione conosciuta come il regno di Prussia. Non si sa molto della sua vita da bambino e ragazzo, ma in età adulta fu ben voluto nella sua comunità, dove lavorava anche come organista presso la chiesa locale. Dal 1918 al 1924 tenne una pensione nella sua città natale, i suoi inquilini affettuosamente lo chiamavano “Vater” cioè papà. In tre anni di tempo, Karl Denke uccise e divorò un minimo di trenta vittime. I suoi orrendi crimini furono scoperti quando il 21 dicembre 1924 uno dei suoi inquilini, un cocchiere di nome Gabriel, sentì delle grida di aiuto provenire dall’appartamento di Denke, al piano sotto al suo. Temendo che il suo padrone di casa potesse essere in pericolo, si precipitò giù per aiutarlo, ma con sua sorpresa, una volta sceso al piano di sotto, trovò lungo il corridoio un giovane che barcollava, con il sangue che gli colava copiosamente da una ferita alla testa. Prima di cadere privo di sensi per terra, la vittima riuscì a spiegare che “Vater” Denke lo aveva aggredito con un’ascia. La polizia una volta giunta sul luogo e arrestato Denke, perquisì a fondo il suo appartamento. I poliziotti trovarono i documenti di identificazione di dodici operai, oltre a oggetti assortiti di abbigliamento maschile. In cucina trovarono due grandi vasche contenenti carni umane tenute in salamoia, ossa assortite e vasi di grasso. Gli investigatori calcolarono poi che quei resti potevano appartenere ad almeno trenta vittime. Un registro tenuto a mano dallo stesso Denke, elencava i nomi delle vittime e le date degli omicidi (con i rispettivi pesi dei corpi in salamoia) risalenti (i primi delitti), al 1921. Le indagini appurarono che Denke si era specializzato in mendicanti, vagabondi e operai. Non fu trovata alcuna evidenza di violenza sessuale. Poco dopo il suo arresto, il killer cannibale si impiccò con le sue bretelle, nella sua cella, permettendo a generazioni di storici, fino ad oggi, di speculare sulle oscure motivazioni dei suoi crimini. A Cura di Lara Pavanetto

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