I frati sicari al tempo delle Guerre di Religione in Francia

ravaillac-2659186-jpeg_1392726_652x284Durante la seconda metà del XVI secolo, la Francia viene sconvolta da numerosi conflitti religiosi. Cattolici e Ugonotti (così si chiamavano i calvinisti in Francia) per lunghi anni condussero una guerra senza confini. Verso la fine del XVII secolo, precisamente nel 1588, si era nel pieno di uno dei periodi più sanguinosi: la Guerra dei tre Enrichi. Enrico III di Francia, Enrico III di Navarra ed Enrico I di Guisa si contendevano il potere. Il primo di questi cercava di eliminare i capi della Lega cattolica quando fece la comparsa sulla scena un frate: Jacques Clément.

Jacques era nato a Sorbona ed aveva vestito l’abito di San Domenico guidato più dal fanatismo che dalla fede. Nella sua mente presto maturò il diabolico piano di compiere il Regicidio. Incoraggiato dai suoi superiori, il 2 agosto 1589 si recò a Saint-Cloud, dov’era il quartiere generale del Re Enrico III di Valois. Con il pretesto di rivelargli un segreto fece uscire le guardie dalla sala e gli consegnò una lettera. Mentre il Re la stava leggendo estrasse un pugnale avvelenato e lo pugnalò al petto, lasciando conficcata l’arma. Le guardie sentendo il trambusto entrarono e lo uccisero subito. Enrico III fece in tempo a designare il suo successore, Enrico di Borbone divenuto Enrico IV.

Nel mentre dovendo punire comunque il sicario, si decise che il corpo del frate fosse arso e le sue ceneri sparse nella Senna, affinché nessuno potesse pregare sulla sua tomba. Tutto ciò non bastò e già un nuovo pazzo si affacciava sulla scena: Jean-Francois Ravaillac.

Jean-Francois era nato a Touvres nel 1578. Giovanissimo era diventato chierico e poi frate converso presso i cistercensi. A causa di debiti conobbe il carcere che sconvolse la sua fragile mente. Mentre era preda a manie religiose, giravano voci che il nuovo re Enrico IV, stava organizzando una San Bartolomeo dei cattolici. Tra il 23 e il 24 agosto del 1572, per l’appunto nella notte di San Bartolomeo, più di due mila ugonotti erano stati massacrati nelle loro case. Il ricordo del massacro era ancora vivo non solo nelle menti dei sopravvissuti, ma di tutti i francesi.

Proprio l’esaltazione del gesto di Jacques Clément nelle discussioni dei circoli cattolici, portarono all’ennesima follia e quando la Francia dichiarò guerra alla cattolica Austria, tutto assunse una diabolica logica.

Nel pomeriggio del 14 maggio 1610, mentre Enrico IV si recava in carrozza all’arsenale, arrivati all’altezza di Logueville, il re si sporse dal finestrino per comunicare al cocchiere di dirigersi verso il cimitero degli Innocenti. Nessuno si era accorto che Jean-Francois, armato di una daga a doppia lama, seguiva a piedi la carrozza reale. Poco dopo, il veicolo imboccò rue de la Ferrannerie, rimanendo imbottigliato nel traffico. Fu a quel punto che l’assassino si avvicinò al finestrino e colpì due volte il Re, perforandogli il polmone e recidendogli l’aorta. Erano da poco passate le quattro del pomeriggio quando si compì il secondo regicidio.

Il frate, convinto di essere uno strumento di Dio, si fece arrestare senza opporre resistenza. Questa volta la pena doveva essere ancora più spettacolare e cruenta. Dopo averlo a lungo torturato per conoscere i nomi dei complici, venne condannato ad essere attanagliato, tirato da quattro cavalli e squartato. Morì così Jean-Franois il 27 maggio del 1610.

Secondo il giornalista Eric Frattini, il sicario apparteneva ad un gruppo mistico-cattolico chiamato Circolo Octagonus. I suoi membri erano fanatici che giuravano cieca obbedienza al Papa di Roma, con una preparazione militare e disposti a dare la vita per compiacere al pontefice. Il loro simbolo era un ottagono con il nome di Gesù scritto su ogni lato e il motto “Disposto al dolore del tormento, in nome di Dio”. Gli stessi simboli trovati su di una pergamena addosso al regicida. Il mistero di come abbia potuto agire da solo rimane.

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