Il delitto ispirato da Nietzsche e il parere mancato del professor Freud: Chicago 1924.

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Leopold e Richard

Nel 1924 il direttore del Chicago Tribune, colonnello McCormick, offrì venticinquemila dollari a Sigmund Freud per avere un suo parere su un delitto che aveva sconvolto la città, per vari motivi: l’efferatezza dell’omicidio, lo status sociale degli assassini, la loro mancanza di rimorso e loro giovane età; i due uccisero un innocente per tedio e per il puro gusto di farlo, credendo di possedere un’intelligenza talmente elevata da farla franca.

La stampa dell’epoca lo definì Il delitto del secolo. I due assassini si chiamavano Leopold e Richard, avevano rispettivamente diciannove e diciotto anni.

Nathan Freudenthal Leopold Jr. era nato a Chicago nel 1904 da un’agiata famiglia dell’alta borghesia, era dotato di un quoziente d’intelligenza altissimo. Nonostante l’infanzia segnata da una lunga serie di malattie, era stato uno studente brillante, poliglotta, appassionato di ornitologia e affascinato da Nietzsche e dalla sua teoria del superomismo.

Richard A. Loeb, anch’egli di Chicago e di un anno più giovane dell’amico, apparteneva a una famiglia ricchissima che non gli aveva fatto mancare l’affetto, e aveva terminato gli studi universitari all’età di diciotto anni. Brillante e seducente, anche lui con un quoziente d’intelligenza molto alto, aveva come Leopold alcuni problemi fisici legati a vari tic e a una lieve balbuzie. La sua grande passione erano i criminali più feroci, di cui sognava di emulare le gesta.
I due ragazzi si conobbero nel 1919, quando Leopold aveva quindici anni e Richard quattordici. Leopold nutriva per Richard una forte attrazione e ammirazione. Commisero presto dei crimini, come furti e vandalismi, solo per spezzare la noia delle loro vite, fino al giorno in cui pianificarono quello che consideravano il delitto perfetto: rapire e uccidere una persona qualsiasi, per poi chiederne il riscatto.

Studiarono per mesi ogni dettaglio del loro piano, per non essere identificati e catturati. Per scrivere la lettera di riscatto rubarono la macchina da scrivere dall’università, affittarono poi una macchina e si procurarono corde e acido cloridrico per rendere irriconoscibile il cadavere della loro vittima.

Mercoledì 21 maggio 1924 misero in atto il loro piano: si appostarono davanti ad una scuola vagliando vari candidati, fino a che scelsero il povero Bobby Franks, il figlio quattordicenne di un ricco proprietario di una fabbrica di scatole, e vicino di casa di Richard e addirittura suo lontano cugino. Fecero salire il ragazzo sulla loro automobile e gli sferrarono il primo colpo con uno scalpello, gli misero una calza in bocca, e velocemente Bobby Franks morì. Gli assassini coprirono il corpo e guidarono fino a un’area isolata nell’Indiana, dove abbandonarono il corpo, non prima di averlo denudato degli abiti e cosparso il volto di acido cloridrico, per renderne impossibile l’identificazione. Infine lo gettarono in un canale sotterraneo. Dopo aver pranzato a base di hot dog come se nulla fosse, i due tornarono a Chicago.
Tornati in città, telefonarono ai genitori del ragazzo, per avvisarli che il figlio era stato vittima di un rapimento e inviarono alla famiglia una lettera di estorsione. Bruciarono i loro capi di abbigliamento macchiati di sangue e ripulirono la tappezzeria della macchina affittata. Passarono la serata giocando a carte.
Prima che la famiglia Franks potesse pagare il riscatto, il cadavere di Bobby fu ritrovato da Tony Minke, un immigrato polacco. Quando Leopold e Richard appresero che il corpo era stato trovato, distrussero immediatamente la macchina da scrivere. Sul luogo del ritrovamento del cadavere, furono rinvenuti però un paio di occhiali: occhiali che avevano una particolare montatura. A Chicago solo tre persone avevano acquistato occhiali così particolari: una di queste era proprio Leopold. Interrogato dalla polizia, il ragazzo disse di aver perso gli occhiali durante una seduta di bird watching. Richard mentì, fornendo un alibi a Leopold, ma una serie di incongruenze tradì i due. Il loro alibi alla fine fu smontato, e Richard confessò seguito da Leopold; tuttavia poi i due si accusarono a vicenda, rimbalzandosi la reale responsabilità dell’omicidio.
La famiglia di Richard assunse l’avvocato Clarence Darrow, noto per la sua opposizione alla pena capitale, per difendere i ragazzi dalle accuse di omicidio e sequestro di persona.

Dopo un lungo processo e una lunga arringa, Darrow riuscì ad evitare la pena di morte ai suoi clienti. Leopold e Richard furono condannati all’ergastolo per omicidio, e a novantanove anni ciascuno per sequestro di persona.

Nel 1936 Richard subì un’aggressione dal suo compagno di cella, che lo ferì brutalmente con un rasoio a serramanico e morì per le ferite subite. Andò meglio a Leopold, che nel 1958, dopo trentatré anni di carcere, fu rilasciato sulla parola. Tornato in libertà, si trasferì sull’isola di Porto Rico, per evitare l’attenzione dei media; scrisse un’autobiografia e si sposò. Morì il 30 agosto del 1971, all’età di sessantasei anni, per un attacco di cuore.


Il caso di Leopold e Richard fu fonte d’ispirazione per molte opere teatrali e cinematografiche: nel 1929 Patrick Hamilton scrisse la pièce teatrale Rope, che ispirò il film Nodo alla gola (1948), diretto da Alfred Hitchcock. A cura di Lara Pavanetto

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