Rosa Porro e Margherita Coraldi: la strage degli innocenti

28 Guido Reni - la strage degli innocenti particolIl 28 dicembre del 1872 il quotidiano Diritto di Roma diede ampio spazio ad una notizia che fu ripresa dalle maggiori testate giornalistiche americane. In una casa al civico 59 della strada Santa Caterina, a pochi metri dalla chiesa di San Severo a Napoli, era stata fatta una scoperta orribile: decine di corpi di bambini erano stati sepolti sotto le assi del primo piano e nello scantinato.

La scoperta dell’eccidio risaliva al 23 di quel mese ed era il risultato di una accurata indagine del tenente di polizia Guglielmo Cordeban. Per quella strage degli innocenti fu arrestata Rosa Porro e la sua complice Margherita Coraldi. Tutto era iniziato quando il tenente si era insospettito nel leggere su di alcuni quotidiani napoletani uno strano annuncio ad opera della Porro: le poche righe erano rivolte a chiunque volesse trovare casa per i bambini poveri, lei si sarebbe prodigata per una certa somma da concordare a trovare un luogo adatto. Cordeban volle capire meglio e diede ordine a due ufficiali di seguire la donna e riferirgli chi entrava ed usciva dalla sua casa. Il pedinamento e gli appostamenti iniziarono il 2 dicembre e dopo una settimana i due ufficiali notarono che sebbene un numero impressionante di bambini era stato accompagnato dentro l’edificio, solo pochi ne erano usciti. Il 23 si decise di intervenire, anche se non si era ancora capito cosa succedesse realmente tra quelle mura. Alcuni soldati fecero irruzione ed arrestarono la donna stupita, poi i gendarmi iniziarono a perquisire l’edificio. Sei bambini vivi erano sporchi e nudi sul pavimento, visibilmente denutriti. Uno sembrava stesse dormendo fin tanto che un poliziotto si accorse che non respirava. Il tenente diede ordine di controllare con accuratezza l’edificio e nel visitare il semi interrato furono trovati i primi cinque cadaveri, tre ne furono rinvenuti nella stanza dove era stata arrestata la donna. L’orrore era appena iniziato. Il 15 febbraio il giornale New York Sun comunicava ai suoi lettori che da una lettera dell’8 gennaio si sapeva che Rosa aveva confessato. Chi era questa moderna Erode? Era nata a Roma in Trastevere e si era sposata con Luigi Francesco Porro di Genova. Forte, bella e astuta, con l’apparenza innocente, nella sua confessione raccontò che da tre anni perpetuava questo stratagemma per denaro, pubblicando due annunci, uno rivolto a chi avesse bambini poveri e volesse offrirgli un futuro migliore e un annuncio per quelle donne ricche che non avevano bambini e ne volessero uno. Agli inizi non aveva pensato di ucciderli, poi trovandosi più bocche da sfamare del previsto, cominciò a rinchiuderli in case abbandonate pur di non sentirli piangere. Non essendo sufficiente cominciò ad avvelenarli e con la sua complice, Margherita Coraldi, li seppellì sotto le piastrelle del pavimento al primo piano e in cantina. Da quanto si ricordava ne aveva eliminati almeno venti, tra maschi e femmine. Nessuno, all’infuori di lei e Margherita, era al corrente, nemmeno suo marito Luigi Francesco, il quale l’aveva abbandonata dopo cinque mesi di matrimonio. A seguito della confessione ci fu un processo che condannò a morte entrambe le napoletane. Ascoltata la sentenza le due detenute ebbero un attacco isterico e chiesero la grazia, che fu rifiutata. Il 22 marzo il giornale Dallas Texas descrisse le ultime ore delle due condannate.

Nella cappella del piano terra della prigione di Castel Novo a Napoli, Rosa e Margherita erano vestite in nero e attendevano la loro ora, mentre alcune monache cantavano nel coro un Miserere.

Alle 6.30 affiancate da 10 gendarmi e precedute da due sorelle della carità, il prefetto e il tenente che le aveva arrestate, si avviarono verso il palco di giustizia, dove ad attenderle vi era il boia con una maschera nera, una maglia nera e un’ascia. Furono tolte le catene ai piedi. Al centro del palco vi era stato posto un blocco con un gancio dove si sarebbe appoggiato il collo. Quando le condannate videro il palco si misero a piangere e gli vennero messe delle bende. Rosa Porro fu la prima, fece per togliersi la benda, ma il prete la consolò e la fece inginocchiare, lo sceriffo del castello arrivò in compagnia di due medici e del sindaco. Al segno di quest’ultimo l’ascia la decapitò e la testa cadde oltre il ceppo. Il corpo fu rimosso e toccò a Margherita Coraldi che aveva pregato tutto il tempo, apparentemente tranquilla fin tanto che non le fu posta la testa sul ceppo, a quel punto emise un grido nervoso. Il boia sbagliò il colpo e la testa non venne mozzata completamente, un secondo colpo terminò il crudele rito. I due cadaveri e le relative teste furono portate via e seppellite in terra sconsacrata. Sebbene sia stato cruento il finale che spettò alle due assassine, questo non evitò che cinque anni dopo, alla corte d’assise di Napoli, si sedette sul banco d’accusa Rosa Bronzo, per lo stesso crimine. Anche in questo caso a Vallo di Lucania decine e decine di bambini furono uccisi per ottenere il denaro, stesso modus operandi, ma questa è un altra storia.

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