Il delitto d’onore di don Carlo Gesualdo principe di Venosa.

Carlo Gesualdo
Il principe Carlo Gesualdo nacque a Venosa l’otto marzo 1566. Il padre era un discreto letterato e un noto mecenate, molto legato ai Gesuiti. Seguendo le orme paterne, Carlo pubblicò a diciannove anni il suo primo motteto. Grande appassionato di caccia, fu soprattutto un musicista raffinatissimo, ed è oggi considerato un precursore della musica moderna. Quasi dimenticato dopo il Rinascimento, ritornò in auge nel ventesimo secolo e fu fonte di ammirazione e ispirazione a esempio per Igor Stravinskij. Tuttavia, Carlo Gesualdo ebbe anche la triste fama di assassino.
Il 28 maggio 1586, a vent’anni, sposò la cugina Maria d’Avalos di ventiquattro. Dal matrimonio nacque Emanuele. Maria intrecciò presto una relazione con il conte di Ruvo e duca d’Andria, Fabrizio Carafa, sposato e padre di quattro figli. La loro relazione nel giro di breve tempo fu di dominio pubblico, anche perché i due amanti non stavano per nulla attenti, incontrandosi addirittura in casa Gesualdo, il Palazzo San Severo, non badando nemmeno alle chiacchere della servitù. La vendetta del principe Carlo Gesualdo nei confronti dei due sfrontati amanti, fu dunque, a un certo punto, ritenuta pubblicamente necessaria.
Così l’ambasciatore veneto raccontò la vendetta del principe: “Don Carlo Gesualdo, figliolo del prencipe di Venosa, et nipote dello illustrissimo cardinale [Alfonso Gesualdo, decano del collegio cardinalizio], appostatamente salito martedì alle sei ore di notte con sicura compagnia alla stanza di donna Maria d’Avalos, moglie et cugina sua carnale, stimata la più bella signora di Napoli, ammazzò prima il signor Fabricio Caraffa, duca d’Andria, che era con essa et lei appresso, di questa maniera vendicando l’ingiuria ricevuta. Abbracciano queste tre principalissime famiglie quasi tutte le altre maggiori case del regno et ognuno pare stordito per lo stupore di questo caso, et se ne sbigottì di molto all’avviso l’Illustrissimo signor Viceré che amava et stimava infinitamente il duca come persona, che per natura et per studio era dotato di tutte le altre più belle et degne parti et condizioni che si relevano in signor principale et in valoroso cavaliere. Questi ministri con la corte sono stati alla casa, et fatte alcune inquisitioni, comandarono che fossero fermati et custoditi nelle proprie case li famigliari di tutti gl’interessati sopra detti; ma fin qui non si sente altro”.
Il 16 ottobre 1590, Carlo Gesualdo avvertì la moglie che, insieme ad alcuni dei suoi servi, si sarebbe allontanato da palazzo per due giorni per andare a caccia nel bosco degli Astroni. Nella notte fra martedì 16 ottobre e mercoledì 17 ottobre, i due amanti furono colti in flagrante nella camera da letto di Maria e orrendamente trucidati. Il giorno seguente Carlo Gesualdo si recò dal viceré Miranda per renderlo edotto di quanto aveva fatto. Miranda lo esortò ad allontanarsi da Napoli per evitare la vendetta della famiglia Carafa, e l’inizio di una sanguinosa faida. Il principe di Venosa si rifugiò nel castello fortezza di Gesualdo. Il processo fu archiviato il giorno dopo la sua apertura: stante la notorietà della causa giusta dalla quale fu mosso.
Dopo tre anni e quattro mesi dal duplice assassinio, in compagnia del cognato Ferdinando Sanseverino conte di Saponara, del conte Cesare Caracciolo e dal musico Scipione Stella, Carlo partì per Ferrara per unirsi in matrimonio con Eleonora d’Este, che sposò il 21 febbraio 1594. Dopo il matrimonio, gli sposi si ritirarono nel castello di Gesualdo. Nel dicembre dello stesso anno, 1594, Eleonora rimase incinta e marito e moglie decisero di ritornare a Ferrara dove rimasero per circa due anni, fino a quando il principe decise di ritornare a Napoli, lasciando a Ferrara la moglie e il piccolo Alfonsino che da lei aveva avuto. Temendo ancora la vendetta delle famiglie d’Avalos e Carafa, Carlo Gesualdo si ritirò definitivamente, nel mese di giugno de 1596, nel castello di Gesualdo, fatto ristrutturare tempo addietro. Il castello diventò una bellissima dimora nella quale il principe diede vita ad una fastosa corte canora, nel tentativo di emulare quella di Ferrara. Durante questo lungo periodo (diciassette anni), il principe fece edificare tre chiese e due conventi: uno per i Domenicani e uno per i Cappuccini. Il castello di Gesualdo divenne uno tra i più importanti centri musicali del tempo, frequentato da appassionati e letterati tra i quali anche Torquato Tasso. Il principe vi fece anche realizzare un teatro per la rappresentazione delle sue opere e una stamperia per la pubblicazione dei testi musicali. Carlo Gesualdo morì all’età di quarantasette anni, l’8 settembre 1613, nel suo castello: fu sepolto nella cappella di famiglia della chiesa del Gesù Nuovo e Niccolò Ludovisi gli succedette nei feudi. A cura di Lara Pavanetto

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