L’assassinio del podestà di Caneva, 10 dicembre 1790

Nel 1790 Pietro Cesare Corner fu inviato dalla Repubblica a governare il castello e la terra di Caneva del Friuli. Il Corner era un barnabotto, faceva parte di quei nobili poveri e decaduti che erano così chiamati perché abitavano nella contrada di San Barnaba, in case che lo stato veneziano aveva messo a loro disposizione. Il popolino li prendeva in giro per il loro amore per la polenta, cibo dei poveri, che questi nobili decaduti nascondevano vergognosi nelle maniche della toga. Si narra che gli stessi gondolieri li canzonassero per questo, con un tormentone noto a tutti: “Celenxa, la gha fogo in manega!” (eccellenza ha il fuoco nella manica), vedendo appunto il fumetto della polenta calda uscire dalla manica della toga.

Il Corner arrivò a Caneva con il suo piccolo seguito e una lettiga nella quale trovava posto una misteriosa signora di Venezia, la sua amante molto probabilmente, che non fu mai vista in pubblico. Lui in pubblico invece ci viveva sempre, e molto si divertiva. Entrò nella compagnia dei giovani del paese e con loro frequentava assiduamente le varie osterie, corteggiando tutte le giovani donne e facendo il gradasso.

Una sera Pietro Lucchese detto Conte, Giacomo Poletto e Giovanni Battista Falcin detto Stella, tutti giovanotti focosi di Caneva, attaccarono briga con lui in un’osteria, si disse per questioni di gelosia che avevano a che fare con la misteriosa donna che viveva in casa col Corner. Scacciati tutti dalla prima osteria, i quattro continuarono la rissa in una seconda osteria e questa volta il podestà Corner ebbe la peggio: fu ucciso.

Caneva_Castello-100

Castello Caneva

Lo scandalo fu enorme. Da Venezia arrivò in pochi giorni una grossa compagnia di soldati. Tra il popolino si diffuse uno scanzonato ritornello: Barbari Canevotti, Peggior dei Luterani, Verranno i Veneziani a farve castigar.

I tre assassini riuscirono a scappare di là dai confini della Repubblica. Ma qualche mese dopo tornarono, attirati ad una sagra di un paese e finirono nelle mani della giustizia. Lo Stella fu colpito da una palla di fucile in un polpaccio, il Lucchese trapassato da parte a parte rimase moribondo, e il Poletto fu preso incolume. Durante il viaggio verso le carceri a Venezia, Stella e Poletto persuasero il morente Lucchese a confessarsi unico autore dell’assassinio del podestà Corner. Il Lucchese alla fine sopravvisse, ma confessò comunque di essere l’unico vero assassino. Fu impiccato nel 1791 fra le due colonne nella piazzetta di San Marco. Il Poletto morì in carcere e lo Stella fu liberato alla caduta della Repubblica. Visse fino alla fine con il pallino da fucile nel polpaccio e a chi gli chiedeva cosa fosse quella specie di nocciolo che aveva nel polpaccio, rispondeva: “Un ricordo della Serenissima”. A cura di Lara Pavanetto

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