Ca’ Dario tra maledizioni e realtà storica…

Ca' DarioGiovanni Dario 1414-1494, uomo di cultura e appassionato di antichità, conosceva bene il greco e fu ambasciatore per la Serenissima, lo si può ammirare anche nel quadro della processione di San Marco del Bellini, oggi all’Accademia. Riusci a far sposare sua figlia Marietta con Vincenzo Barbaro, figlio di Giacomo, nel 1493. Un matrimonio che portò fortuna alla famiglia.

Marietta era nata nel 1473 e mori nel 1505. Nel suo testamento specifica che la casa posta nella contrada di San Vio, rimanesse ai suoi figli maschi, senza che si potesse mai vendere. Quella casa è Ca’ Dario. Il padre Giovanni muore nel 1494, alla veneranda età di 80 anni!

Marietta ebbe tre figli: Gasparo 1496-1514, Giacomo 1501-1542 e Giovanni 1502-1582. Fu sepolta nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, una piccola isola nei pressi di San Giorgio Maggiore dove vi era la chiesa gestita dalla Scuola di San Fantin o dei Picai, scuola che accompagnava i condannati a morte. Alla morte di Marietta, secondo le condizioni di decima del 1514, la casa era gestita dal commissario di Giovanni Dario, ovvero Piero Barbaro, figlio di Giacomo, il quale aveva numerosi edifici anche a Rialto e in altre zone di Venezia. Dalla lista dei beni non si può certo dire che il ramo fosse in miseria e che Marietta sia morta di crepacuore, visto gli affitti che riscuotevano! Lo stesso palazzo era stato dato in affitto a 59 ducati. Il Marin Sanudo, nei suoi Diari per l’agosto 1515, agosto 1516 e dicembre 1515, ci informa che il palazzo era usato come residenza per l’ambasciatore Turco. I figli di Marietta entrarono in possesso di Ca’ Dario solo nel 1522 e fu Giovanni a portare avanti il ramo. Mori anche lui all’età di 80 anni, come il nonno. Per vivere in un palazzo maledetto non si può certo dire che fu “sfortunato”…Le generazioni dei Barbaro si susseguirono fino al 1659, senza nessun delitto o mistero.

Qui alcuni cominciano a raccontare della maledizione con Giacomo Barbaro, ma andiamo a vedere come si svolsero i fatti storici.

Nel 1650 il Generale di Candia decise di mandare dei rinforzi alla città di Sittia, dove i Turchi stavano attaccando. Furono scelti: il provveditore Giacomo Barbaro, il cavaliere Giorgio Corner e Marin Badoer. Quando gli uomini arrivarono a Sittia, decisero di dirigersi verso alcuni depositi di grano ma non calcolando il sentiero si trovarono presto in una imboscata. La cavalleria riuscì a rientrare a Sittia e salvarsi mentre la fanteria venne massacrata. Tra i morti vi era sia il Badoer che Giacomo Barbaro. Nulla di collegabile alla maledizione se consideriamo i centinaia di morti che la guerra faceva ogni giorno.

A fine Settecento primi ottocento fu acquistata da Arbit Abdoll un ricco armeno ricco in diamanti. Anche in questo caso la leggenda vuole che sia morto povero ma la realtà storica non riporta nulla di tutto ciò. Nessun dato al momento rintracciato, ci aiuta a capire il Arbit Abdoll vendette il palazzo ma di sicuro non ci mori dentro.

La casa fu acquistata nel 1837 per 480 sterline per conto di un certo Rawdon Brown, il quale fece un restauro importante all’edificio, spese cosi tanto che fu costretto a venderla nel 1842 a un conte Ungherese. Leggenda vuole che Rawdon morisse giovane in povertà o che si sparò in sala da pranzo, in realtà dopo aver venduto Ca’ Dario, si trasferì a palazzo Gussoni-Grimani della Vida e qui mori serenamente il 25 agosto 1883. Fu seppellito al cimitero del Lido tre giorni dopo. Fece delle ottime ricerche sui documenti dell’Archivio di Stato e pubblicò anche i risultati. Anche in questo caso si può dire che non fu certo colpito dalla maledizione.

Dopo di lui il proprietario fu un irlandese, il tenente Marshall , morto nel 1860 , lasciando la casa per le sue figlie. Anche in questo caso una ricerca veloce non offre informazioni su chi fosse e sul motivo per il quale vendette il palazzo ma anche in questo caso non mori a palazzo.

Nel 1896 Ca’ Dario passò in successione alla Contessa Isabelle de La Baume-Pluvinel che effettuò una serie di importanti restauri. La casa venne frequentata da numerosi artisti francesi e veneziani , uno dei quali Henri de Régnier , è ricordato da una scritta sul muro del giardino : In questa Casa Antica dei Dario , Henri de Regnier – poeta di Francia- venezianamente visse e scrisse – Anni 1899-1901.

Nel 1908 venne dipinto un quadro per mano di Claude Monet, oggi nella collezione dell’Art Institute di Chicago.

La contessa morirà serenamente il 7 febbraio del 1911. Nessuno dei suoi ospiti venne “colpito” dalla maledizione e neppure il pittore Monet che osò ritrarlo.

Dopo la contessa , Ca ‘ Dario appartenne a un marchese del quale si ignorano le generalità.

Successivamente il nuovo acquirente è un miliardario americano, tale conte Charles Briggs. Briggs ha 58 anni ed è proprietario di miniere in Sud America, oltre ad alcune isole in Atlantico e appezzamenti di terreno in Inghilterra. Dopo un viaggio in giro al mondo arriva a Venezia e soggiorna quattro giorni a Ca’ Dario. Il 24 agosto del 1962 la polizia gli fa sapere che è un ospite sgradito e viene accompagnato alla frontiera svizzera per l’espulsione. Vende il palazzo nel 1968.

Compra il palazzo il Conte Filippo Giordano delle Lanze. Ed è l’unico che fa una brutta fine.

Nel pomeriggio del 19 luglio 1970, il conte si trova in casa con un giovane marinaio, tale Raoul Biasich. Biasich si trova li perchè vuole avere il passaporto con il visto per gli Usa del conte, per cambiare vita. La mattina dopo il Conte viene trovato morto con la testa fracassata da un vaso d’argento e un altra arma contundente, mai ritrovata. Tre anni dopo il giovane Jugoslavo imputato d’omicidio viene assolto per insufficienza di prove. In appello viene condannato in contumacia a 18 anni. Ma non è finita. Il 29 gennaio del 1975 la Corte di Cassazione annulla il verdetto e ordina un nuovo procedimento. Vengono confermati i 18 anni e tre milioni di lire per il risarcimento alla parte civile.

Nel mentre il palazzo viene acquistato da Christopher Sebastian Lambert (1935-1981) manager del complesso rock the who chiamato il Barone Lamberti. Anche in questo caso molti affermano che si suicidò poco dopo in fallimento. Nulla di tutto ciò. Non mori suicidato ma per emoragia a causa di un banale incidente cadendo sulle scale a casa di sua nonna il 7 aprile del 1981. Il palazzo però lo aveva già venduto.

Nel 1978, infatti, Ca’ Dario era stata acquistata da Fabrizio Ferrari, finanziere e latifondista, titolare della “Nuova Bavaria Assicurazioni”. Il palazzo viene usato per eleganti ricevimenti, lo frequentano personalità come Kissinger e Andreotti, attori e uomini di finanzia. Ma nel 1985 scoppia uno scandalo, sembra che a palazzo ci fossero dei droga-party. Vengono interrogati molti della “Venezia bene” ma alla fine, dopo cinque ore di interrogatori, risulta che il palazzo non fu mai sede di nessun droga-party. Una bolla di sapone. E cosi è pure falsa la notizia del presunto crack finanziario, la Bavaria Assicurazione viene solo “ristrutturata”, nei primi mesi del 1985 l’assicurazione registra un 38% di incremento…

E proprio in quest’anno che viene venduto il palazzo. Il nuovo acquirente è Raul Gardini e sarà con lui che si parlerà per la prima volta della maledizione di Ca’ Dario. Il palazzo che Gabriele D’Annunzio definì “una vecchia cortigiana piegata sotto il peso dei suoi monili” cominciò (1933-1993) ad assumere per i giornalisti un aspetto inquietante. Perchè? Raul Gardini è un noto imprenditore, attraversa però momenti difficili, protagonista di speculazioni finanziarie poco fortunate e di scelte imprenditoriali ancor meno azzeccate, viene indagato per tangenti. Ma la sera del 22 luglio 1993 quando Raul Gardini si spara, non si trova a Ca’ Dario ma a Milano, nella sua abitazione di Piazza Belgioioso. Attorno alla sua morte nacquero altre leggende, come quella sulla pistola che venne trovata distante dal corpo. Anche se questo post tratta Ca’ Dario, per onor di cronaca vi riporto la notizia che venne spiegato questo “arcano”. I soccorritori quando entrarono spostarono il corpo del finanziare sperando di aiutarlo e spostarono anche la pistola. A parte questo non si può certo dire che fu il palazzo a creare la situazione per quale Raul Gardini si suicidò, altrimenti dovremmo spiegare anche tutti gli altri che nello stesso periodo per Tangentopoli preferirono farla finita piuttosto di affrontare il calvario dei processi e della gogna mediatica.

E Ca’ Dario? Cosa successe al palazzo? Nell’inverno del 2005 è stato annunciato che era stato raggiunto un accordo tra la Fondazione Guggenheim e l’attuale proprietario Elisabetta Gardini Ferruzzi che ha avuto il palazzo in vendita per qualche tempo. In questo periodo si vedono dei lavori di restauro.

In quasi cinque secoli di proprietari, solo alcuni hanno fatto una brutta fine, tra i quali solo uno fu assassinato dentro il palazzo. Tutti gli altri vissero la loro vita in tutta tranquillità. Il termine “maledizione” cominciò a comparire solo a partire dagli anni 90, dopo il suicidio di Gardini, prima il palazzo fu sede di prestigiosi eventi, grazie proprio alla sua ricca storia e a me, in fondo, piace pensare che non ci sia nulla di malefico tra quelle mura.

Condizione di Decima Ca' Dario

Archivio di Stato di Venezia, condizione di decima del 1514 dove si nomina Ca’ Dario.

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5 risposte a “Ca’ Dario tra maledizioni e realtà storica…

  1. Pingback: Gli errori della puntata di Voyager 14 luglio 2014 |·

  2. In un vecchio numero della bellissima
    Rivista FMR c’è un dettagliato servizio con stupende foto degli interni di Ca’Dario. Lo cerchi !

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