I cimiteri a Venezia

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L’antico cimitero ebraico al Lido di Venezia

Anticamente tutte le chiese parrocchiali avevano all’interno un loro cimitero che nel tempo diede spesso adito al nascere di alcuni toponimi quali “Campo Santo” o “Calle dei Morti”.

Alcuni cimiteri nel tempo furono soppressi questo a causa dell’ingombro che potevano fare nelle strade, ad esempio quello dei SS. Filippo e Giacomo o perché essendovi stati sepolti cadaveri d’appestati non venivano più utilizzati.

Altri furono soppressi per offrire nuovi spazi da usare per i complessi monastici, un esempio ci proviene da San Girolamo dove sorse un complesso monastico il quale ebbe nel 1401 dal Capitolo parrocchiale il permesso di occupare un terreno di circa metri 80 per 100 destinato alla sepoltura dei parrocchiani od altri tam de ipsa parochia quam aliunde.

Se del periodo altomedievale non possediamo documenti a ricostruire quali erano le normative che regolavano le sepolture, nel periodo successivo la Repubblica di Venezia dimostrò una particolare sensibilità ai problemi igenico-sanitari, e già nel 1294 nel libro Capricornus del Maggior Consiglio si possono leggere le prime indicazioni inerenti la salute pubblica e l’allontanamento di tutte le attività dannose.

Nel 1485 la Serenissima istituì i Provveditori alla Sanità con il preciso compito di salvaguardare la salute pubblica.

Il Cecchetti nel suo saggio, “funerali e sepolture dei Veneziani antichi”, descrive alcune usanze nel XIV secolo quale quella di “lasciar sopra terra i cadeveri per un certo tempo; se li troviamo sepolti appena ne parti il soffio della vita; se i testatori raccomandano che la loro spoglia non sia affidata alla terra prima che non sia scorsa, dalla morte, una notte.”

Ma in particolare segnala come gli enti ecclesiastici offrivano la possibilità ai nobili di essere seppelliti all’interno della chiesa ma tale onore, da quanto si rileva da un atto del patriarca Girolamo Querini del 28 ottobre del 1530, avrebbe dovuto spettare soltanto ai santi, prelati, re, principi, duchi, marchesi, benefattori delle chiese, ed a quelli che vi avevano sepoltura propria.

Da quanto scritto emerge che i responsabili per i cimiteri erano le stesse parrocchie e gli stessi provveditori alla sanità definirono la regola che non si potesse seppellire nelle chiese senza il permesso, in primis del magistrato stesso, e di conseguenza dei preti, sempre ammesso che non si trattasse di appestati con i quali si usavano ben altri regolamenti.

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