Grand Guignol a Venezia tra Otto e Novecento

Biagio Carnico

L’opera teatrale del 1850 su Biagio Carnico

Uno spettacolo basato sul famoso e famigerato Biagio Luganegher, tristemente famoso per il suo sguassetto (se non lo conoscete, non lo sguassetto, ma la leggenda di Biagio Luganegher, acquistate il mio libro sui Serial Killer).

La fama di questo personaggio gli era già stata riconosciuta nel 1844 dal poeta Jacopo Vincenzo Foscarini che gli aveva dedicato una canzone nei sui “Canti del popolo veneziano“. Ma non rimase l’unico artista a occuparsi del luganegher; soli 6 anni dopo, nel 1850, Placido Maria Visaj, tipografo-libraio a Milano, mandava alle stampe un libretto per una commedia in cinque atti di Luigi Forti, dal titolo: “Biagio Carnico o la riva di Biasio a San Geremia“. Fu presentato a Venezia dieci volte nel 1849 e dodici volte a Milano l’anno successivo. 

Occuparsi di delitti o misfatti per il teatro non fu mai un problema ma è l’anno 1897 ad essere ricordato per l’apertura a Parigi di un teatro che prese il nome di Grand Guignol, il quale si specializzò in spettacoli decisamente macabri e violenti. Il nome derivava da Guignol, una marionetta ideata dal burattinaio Laurent Mourguet, raffigurante un operaio dell’industria di Lione, noto per la sua irriverenza e la sua tenacia, grazie alle quali difendeva i propri diritti scornando inevitabilmente i potenti.

Venezia nell’anno in cui presentò il dramma di Biagio Carnico al Malibran, presentò, sempre nello stesso teatro, “Nuovo dramma di Rindi: L’amante della morte. ore 8,30. Compagnia Vittorina Duse”. Quindi il 4 ottobre “Stasera il dramma popolare veneziano dal titolo NATALINA DI SAN BARNABA o La sepolta viva”. Decisamente un programma per gusti forti che oggi definiamo Grand Guignol.

Un ultima curiosità sul cuoco pazzo di San Geremia: Biagio fu anche soggetto del cinema, ricordiamo il film “BIASIO EL LUGANEGHER”, 1907, regia di Americo Roatto fotografia di Luigi Roatto, interpreti Albano Borsato, Spartaco Rumor in arte Momoleto (famosissimo, all’epoca, comico triestino. n.d.r).

Il film fu girato in Barbaria de le Tole a Castello. Ne scrisse il giornalista del Gazzettino Ruggero Zangrando in “Quando il cinema si chiamava Venezia 1906-1945” pubblicato su Ateneo Veneto nn. 1-2 1981: ” Comica vernacola commentata durante la proiezione da filodrammatici che dietro lo schermo recitavano in dialetto veneziano, possibilmente in sincronia con le immagini, ed era ispirata al noto presunto turpe fatto di cronaca del Cinquecento”.

Questo articolo è il frutto di una chicchierata con lo scrittore Claudio dell’Orso che mi ha indicato le fonti e questa curiosità degli spettacoli teatrali su di un genere decisamente noir, quindi un grazie sentito e sincero.

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