Le case bollate dal Leone di San Marco

Si chiama damnatio memoriae, è una condanna in uso all’antica Roma che prevedeva l’eliminazione di tutte le memorie e i ricordi destinati ai posteri. Ma Venezia, regina del marketing come lo definiremo noi oggi, si inventò la pena contraria: chi commetteva degli illeciti veniva messo bene in vista e per questo venivano scolpite delle lapidi a ricordo delle pene inflitte e dei Leoni di San Marco, sempre in pietra, da posizionare sulle case sequestrate. Lo sa bene anche Vettori Grimani, proprietario nel Seicento del palazzo Vendramin Calergi, oggi sede del Casinò di Venezia. L’abate Vettor Grimani sarà colpito da bando per essere scappato dalle prigioni di Palazzo Ducale e aver ucciso il Capitan Grande che era a guardia. Nel bando il palazzo di San Marcuola, divenne pubblico e sul portone della riva sul Canal Grande, venne posto un leone di San Marco in marmo, visibile da tutti. Ma non fu certo il primo caso e nemmeno quello più eclatante. Nel 1310 avvenne una delle più sanguinose congiure contro il Doge, ordita dai patrizi Bajamonte Tiepolo, Badoero Badoer e Marco Querini. La congiura fallì e per ciascuna casa dei ribelli vennero creati questi leoni. Ma quali erano le case ? secondo le cronache erano queste:

Ca’ Longo di fronte ai Servi

Ca’ Querini (di tavole) in calle delle Rasse

Ca’ Querini al Ponte di San Giacomo dell’Orio

Ca’ Loredan a San Canciano

Ca’ Molin alla Bragola

Ca’ Zane a Santa Maria Mater Domini sul campo e sull’angolo della chiesa

Ca’ Corner al Ponte di Santa Fosca

Ca’ Corner a San Benedetto in bocca del Rio Menùo

Ca’ Garzoni in campo San Bartolomeo

Ca’ Donà a San Polo sul campo e al Ponte dei Cavalli.

Com’erano questi leoni? In calle Moretta a San Canciano ne esisteva ancora uno nell’Ottocento. Se ne possono vedere in un disegno del Grewembroch, artista fiammingo del 18 secolo, della Ca’ Zane, comprata poi dalla famiglia Viaro in campo Santa Maria Mater Domini.

Esiste oggi, invece, una pietra a ricordo di una colonna dell’infamia, che riportiamo in foto, in un angolo di Sant’Agostin. Di questa ci ricorda il Tassini: “Zane (Calle) a S. Stin. Molti stabili possedeva in questi contorni la patrizia famiglia Zane, alcuni dei quali guardano il rivo di S. Agostino, come quel palazzo, oggidì più conosciuto sotto il nome di Collalto. Vedi Collalto (Calle). Perciò alcune cronache, per indicare il sito delle case di Bajamonte Tiepolo, dicono che esse sorgevano «a S. Agostin, in faza ca’ Zane, sul canton del rio». E nel libro «Presbyter» si legge che l’ultimo decembre del 1310 fu concesso ad Andrea Zane di poter fare un ponte «in rivo sancti Augustini ad suam possessionem, quam ibi habet, et ponere caput super terram vacuam comunis quae fuit olim Bajamontis Theupoli proditoris, faciendo illum ita altum sicut est alius pons sancti Augustini».”

Le altre pietre dell’infamia se ne possono vedere all’entrata del Palazzo Ducale, delle quali trovate la fotografia qui, e almeno un altra sotto i portici a Rialto.

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3 risposte a “Le case bollate dal Leone di San Marco

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