Il delitto di Biancade, gennaio 1881

Biancade

Il delitto di Biancade

La sera del 24 gennaio 1881 l’inserviente dell’orfanotrofio dell’Opera Pia Rossi, stravolta e terrorizzata, bussò alla porta di un casale di Biancade, in provincia di Treviso. Era la casa Bianchini, e tutta la famiglia a quell’ora, era riunita per la cena. Quando il capofamiglia aprì la porta, gli si presentò davanti una donna tremante che chiedeva aiuto: nella casa attigua all’istituto era avvenuto un grave delitto. La casa nella quale era avvenuto il delitto, era quella di Adelaide vedova Mazzon.
Entrati nella casa della Mazzon, i soccorritori la trovarono seduta accanto al focolare in cucina. Dovunque, nella stanza c’erano grosse pozze di sangue. La donna aveva il volto tutto insanguinato, la mascella inferiore era del tutto staccata e fratturata, ed era sostenuta solo dal labbro inferiore rimasto illeso. Due uomini, Memi Bianchini e Memi Usoni, preparato un carro, corsero a Roncade a prendere il medico, il dottor Lamprechet. Nel frattempo, Adelaide fu trasportata nella sua stanza e adagiata sul letto.
Arrivò il dottore che, esaminando la povera donna, oltre alla ferita in volto, ne rinvenne altre due alle mani e alla spalla sinistra. Giudicò le sue condizioni gravissime e consigliò di chiamare un prete. Mentre si aspettava l’arrivo del cappellano, il medico cucì le ferite.
Adelaide riuscì a dire di aver riconosciuto il suo assalitore: era Giovanni Correr, meglio conosciuto da tutti in paese con il nome di Pin Scarper di Ca’ Morelli, muratore. Nello stupore generale, nessuno infatti avrebbe mai pensato che Pin Scarper potesse macchiarsi di un tale crimine, il dottore disse che bisognava andare a Roncade per avvertire subito il sindaco affinché iniziassero le opportune indagini, e fosse inviato un telegramma al procuratore del re.
La mattina seguente, appena oltre la siepe di cinta della casa di Adelaide, furono scoperte delle orme di scarpe insanguinate sulla neve. Alcuni uomini del paese, assieme ad un carabiniere seguirono le tracce attraverso i campi, ed arrivarono sulla strada che portava a Ca’ Morelli. Nel frattempo, già dalle tre della mattina, per opera del sindaco di Roncade, Giovanni Correr era stato condotto alla stazione dei carabinieri di San Biagio. A mezzogiorno, la vittima veniva trasportata all’ospedale di Treviso. Perché il Correr aveva aggredito Adelaide così brutalmente? Correva voce a Biancade, che Giovanni si fosse recato la sera prima da Adelaide per recuperare del denaro che da molto tempo aveva prestato alla donna, e che lei lo avesse aggredito con una forbice ferendolo ad una mano, scatenando così la violenta reazione dell’uomo. Altri invece, dicevano che Pin Scarper si fosse recato dalla donna per soddisfare altre sue voglie, cercando poi di ucciderla.
L’agonia di Adelaide durerà quasi venti giorni, fino alle ore 6,30 del 13 febbraio 1881. Aveva trentasette anni, lasciava una figlia, Maria, di sedici anni e un figlio, Giacomo di dieci.
Il 7 febbraio 1882 iniziò il processo in Corte di assise, a Treviso. Durante il dibattito emergerà il vero movente del delitto, ben conosciuto a Biancade, ma taciuto fino ad allora da tutti. Lo rivelerà il giudice istruttore Ferdinando Munari. Una verità che Adelaide aveva nascosto per vergogna: era incinta di cinque mesi. All’epoca del delitto, Giovanni Correr già da qualche mese aveva una relazione con Adelaide. Quando aveva saputo che lei attendeva un figlio da lui, preso dal terrore che la moglie e il padre scoprissero tutto, aveva deciso di ucciderla.
Così disse Adelaide, prima di morire: “Io credo che il Correr abbia inteso disfarsi di me e del nascituro”.
Giovanni Correr fu condannato ai lavori forzati a vita. Evitò la pena capitale perché i giurati gli riconobbero le attenuanti generiche. Il 12 febbraio fu respinto il suo ricorso in Cassazione. Uscì di prigione il 25 gennaio 1911, all’età di cinquantasette anni, perché intanto il codice penale era cambiato e la pena gli era stata commutata in trent’anni di prigione. A cura di Lara Pavanetto

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