Nizioleti e fonti d’archivio

Rio terrà assassini“Nizioleto” citando il Boerio non è altro che un lenzuoletto. Ma a Venezia il nizioleto è anche la toponomastica, il nome che attribuiamo alle vie di Venezia, nomi che troviamo spesso nei documenti d’archivio. Le variazioni di questi nei secoli son numerose. Affrontiamo quindi il tema della fonti, dove possiamo trovare queste testimonianze?

L’Archivio di Stato di Venezia

I primi strumenti facilmente consultabili sono gli estimi dei Dieci savi alle decime in Rialto. L’archivio dei Savi alle Decime è paragonabile ad un attuale catasto ma soltanto descrittivo e si trova presso l’Archivio di Stato di Venezia. La rilevazione era duplice, basata sulle denunce (condizioni) dei proprietari e sulla ricognizione effettuata dall’ufficio e riassunta nei catastici. Il movimento delle partite era registrato nei trasporti (volture) del debito di decima, non furono invece disegnate mappe. Utili per la toponomastica sono le dichiarazioni di decima del 1661, 1711,1740. Un esempio on line lo si può trovare per il ghetto di Venezia. Per ogni parrocchia sono registrati tutti i nomi delle strade e una numerazione progressiva. Le variazioni di toponomastica nelle tre serie è sensibile, non essendoci poi una mappa a supporto, spesso non sempre è facilmente identificabile se la calle chiamata con un toponimo esista ancora o coincida con la calle attuale. Utile risulta il lavoro curato dal prof. Ennio Concina, presente presso la sede dell’Unesco Venezia, nel quale sono trascritte tutte le redecime. 

Sempre presso l’Archivio di Stato di Venezia, si possono consultare gli elenchi degli abitanti dei sestieri per gli anni 1745-1750, curati dai Provveditori e collegio alle pompe.

La cartografia è senz’altro un ulteriore strumento essenziale. Numerosi mappe si possono trovare scansionate e consultabili nel progetto Divenire dell’Archivio di Stato di Venezia.

Sommarione Napoleonico Murano c-20vEd eccoci arrivati a un ulteriore strumento essenziale: il Censo Stabile comunemente noto come catasto Napoleonico (1808-1811), Austriaco (1838-1842) e Austro-italiano (1867-1913). I nizioleti furono introdotti proprio in epoca napoleonica (1806-14), come il catasto, per porre fine alla confusione che si veniva a generare. Il Catasto napoleonico documenta, in modo geograficamente esatto e attendibile, la forma e la scansione dei lotti, i limiti e la posizione degli edifici, le utilizzazioni dei terreni, e l’assetto di altre opere urbane, come ponti e rive, consentendo di leggere e interpretare l’evoluzione fisica della città. Con l’editto Napoleonico (decreto nr. 62 del 13 aprile 1807) si forma il catasto del Regno d’Italia, attivando le operazioni di rilevamento catastale che si concluderanno, per quanto concerne la parte triveneta del territorio, solo nel 1817. Dalle operazioni di rilievo di tutto il territorio scaturiranno le mappe, in scala 1 : 2000. Viene realizzata una mappa (talvolta in due o più fogli) per ciascun comune censuario, disegnata secondo rigorosi criteri geometrico-particellari. Il modulo per l’unione dei fogli rappresentanti la città di Venezia risulta suddiviso in fasce e la scala di rappresentazione è in rapporto di 1 :1000. I «sommarioni» sono registri che accompagnano le mappe catastali e costituiscono la chiave di lettura delle rispettive mappe, in quanto contengono: numero di particella (mappale), nome del possessore, toponimo, destinazione d’uso del terreno o fabbricato, superficie. Un esempio per alcune zone di Venezia e per Murano, lo potete trovare nel progetto dell’Atlante della Laguna. Si noti la presenza per la prima volta della numerazione anagrafica, gli austriaci successivamente la cambieranno e ci sarà un ulteriore cambiamento nel 1841. Le tabelle di confronto tra vecchia e nuova numerazione sono presenti sia presso l’Archivio di Stato di Venezia sia presso l’Archivio Storico del Comune di Venezia.

Le Parrocchie

Strumenti utili ci provengono anche dalle parrocchie, come gli stati delle anime e la serie anagrafe, dove vengono segnate tutte le famiglie indicando anche i riferimenti topografici. Sebbene la maggior parte sia Ottocentesca non mancano casi precedenti, come gli Stati delle Anime del 1659 della Chiesa di San Lio.

L’Archivio Storico Comunale di Venezia

Un ulteriore strumento utile sono i catastici redatti dai provveditori di Comun e presenti in copia presso l’Archivio Storico Municipale di Venezia. Tredici registri costituiscono i “cattastici” del 1786 e del 1802 (sei per ogni sestiere per ambedue le annate e uno in più nel 1802 che comprendeva quanto non era anteriormente di competenza dei Provveditori di Comun).
Sono la testimonianza più diretta ed eloquente della continuità di intervento tra alcuni organismi della Repubblica e della prima Dominazione Austriaca e i neonati uffici comunali, e una conferma autorevole alla tendenza.

SchermataSempre presso questo archivio si trovano i registri  ” Regia Città di Venezia Elenco dei numeri anagrafici appartenenti a questo sestiere secondo la fissata nuova confinazione Venezia 1 Luglio 1841“. Operazione essenziale per la compilazione dei nuovi ruoli delle anagrafi, di cui si cominciò concretamente a parlare a metà degli anni trenta per arrivare a una prima realizzazione solo quasi vent’anni dopo, fu la sistemazione della numerica e nomenclatura stradale. Il disordine edilizio dei primi decenni del secolo aveva fatto scomparire case, porte, numeri e toponomastica. Si provvide particolarmente alla nuova numerazione di ogni porta d’ingresso, in rosso, conservando la precedente in nero, lì dov’era ancora possibile.
Il risultato fu dato alle stampe il 1/7/1841.  In questi registri si trovano i nuovi numeri, quelli vecchi e quelli incerti, la parrocchia, il nome dello stradale e la corrispondenza dell’immobile.

Le Guide

Non ci si può dimenticare anche della bibliografia, per citare il Giuseppe Tassini (1863 consultabile on-line) e le guide Ottocentesche, come Iconografia delle 30 parrocchie di Venezia di G.B. Paganuzzi (1821), alle guide di P.Selvatico e V. Lazari (1852), F.Zanotto (1856), R. Fulin e P. Molmenti (1881), da Venezia e il suo estuario di G. Lorenzetti (1926).

Bibliografia

Giovanni Scarabello-Giulio Zorzanello, Denominazioni stradali del sestiere di Castello, Ateneo Veneto CLXXIX (XXX N.S.) 192 vol. 30, pp. 231-269

Un grazie alla Dott.ssa Michela Dal Borgo che mi ha fatto balenare l’idea che forse una scheda riassuntiva delle numerose fonti poteva risultare utile.

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