L’ultimo dei Foscarini

Marco Foscarini Doge 1696-1763

Doge Marco Foscarini 1696-1763

Alla caduta di Venezia, della gran casata dei Foscarini, erano sopravvissuti solamente due fratelli, Giacomo e Giuseppe, nipoti del doge Marco. I loro possedimenti, oltre alla baronia di Corfù, contavano anche due grandi tenute vicino a Caorle: Ca’ Cotoni e Ragadura. Circa 48.000 campi. Giacomo si era ritirato nella sua villa di Oderzo, mentre Giuseppe passava la gran parte dell’anno nella sua villa di Gorgo, vicino a Oderzo. Dei due fratelli era Giuseppe quello che conduceva una vita scapestrata e torbida. E fu proprio Giuseppe Foscarini che nell’estate del 1816 si macchiò di un atroce e odioso delitto.

Annoiato e tormentato, una mattina d’estate del 1816 Giuseppe Foscarini uscì attraverso i campi della sua villa di Gorgo per passare del tempo. Camminò a lungo, fino a che giunse al casone di un suo fittaiolo ed entrò. In casa vi erano due bambini che giocavano in un angolo, e al focolare una giovane donna stava girando la polenta nel paiolo. La donna era una giovane contadina di nome Maria Polidoro. Per sua disgrazia, Maria era giovane e molto bella. Quando vide il padrone entrare in casa, sobbalzò sorpresa e gli offrì subito una sedia. Il Foscarini si sedette e le fece cenno di continuare pure ciò che stava facendo al focolare. Stette così, per alcuni minuti a guardarla. Poi d’un tratto si alzò avvicinandosi al focolare, si chinò verso Maria e tentò di stringerla a sé. La donna impaurita si divincolò e si rifugiò in un angolo della cucina, mentre i bambini iniziarono a strillare spaventati. Il Foscarini ringalluzzito dalla resistenza di Maria, le si avventò addosso cercando di sollevarle le vesti. La giovane riuscì ancora a sfuggire dalle grinfie del padrone e a rifugiarsi sotto il portico, prendendo anche il mestolo per servirsene come arma di difesa. E, infatti, quando il Foscarini la raggiunse sotto il portico, lei lo colpì in pieno volto con il mestolo. Giuseppe, furibondo, si scagliò contro la donna cha cadde sull’erpice lasciato a terra con i denti all’insù. I denti in ferro dell’erpice penetrarono nella nuca e nel dorso della povera Maria, uccidendola. In molti, accorsero alle grida. Arrivò anche il marito di Maria che, vista la moglie a terra morta, si scagliò contro Giuseppe per colpirlo. Ma il Foscarini tirò fuori dalla tasca la sua pistola e fece fuoco sul contadino uccidendolo. Poi, saltò la siepe e fuggì attraverso i campi. Fuggì il Foscarini. Fuggì nella notte a Caorle, e da lì con una barca a vela fino a Capo D’Istria, dove si imbarcò su una nave che salpava per Alessandria. Da Alessandria poi raggiunse il Cairo. Qui visse per parecchi anni, anche grazie ai soldi che gli mandava il fratello Giacomo. Finché non ritornò dopo oltre venti anni a Oderzo dal fratello, in compagnia di sua moglie. Una ballerina. Proprio a causa di questa donna, ritenuta indegna per un Foscarini, il fratello lo buttò in seguito fuori di casa costringendolo a rifugiarsi a Venezia. Dopo qualche anno il fratello Giacomo morì, e Giuseppe rimase l’ultimo Foscarini e l’unico erede del patrimonio famigliare che risultò però alquanto assottigliato. Per vivere e pagare i debiti dovette vendere la maggior parte delle sue terre. Morì nel 1839 fra gli stenti e la povertà più squallida.
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