Una condanna a morte nella Venezia dell’Ottocento

09-impiccagione-ferdinando-iiSe durante il periodo della Serenissima il luogo deputato alle condanne capitali era stato scelto tra le due colonne di San Marco, dove si eseguivano queste durante l’Ottocento ?

Nell’Ottocento si era scelto di eseguire le condanne prima nel paluo di San Francesco della Vigna, l’area dove sorge attualmente il gasometro, compresa allora tra l’orto dell’ex convento di Santa Giustina, diventato magazzino di approvvigionamento militare e il convento dei Francescani, diventato caserma. In seguito quando fu costruito il Gasometro, installato negli anni 1839 dalla Società per l’Illuminazione a gas in seguito a concessione del Comune, si decise di spostare il triste campo delle condanne portandolo al Campo Marte, o piazza d’armi, in contrada di Santa Marta, quasi dirimpetto alla chiesa e all’ex convento di Santa Maria Maggiore e l’aveva inaugurato un soldato austriaco Leonardo Sleiza, fucilato nel 1842 per avere assassinato il fratello.

Fino al 1857 il boia abitava nella casa di pena della Giudecca e non usciva se non accompagnato dai soldati. Tra l’agosto e settembre 1857 il boia andò ad abitare a Santa Marta vicino al campo di Giustizia, in una casa fatta costruire appositamente, quando si dice “Casa e Bottega”….

Se per la Serenissima abbiamo molti dettagli delle condanne grazie anche al diarista Sanudo, per l’Ottocento abbiamo altri due occhi molto speciali. Quelli dello storico Emanuele Cicogna:

Nel 1861 il Cicogna ci racconta: “6 agosto. Ieri mattina, lunedi 5 corrente, fu impiccato un militare austriaco, reo di omicidio nel suo caporale. Esso ne aveva anteriormente ucciso un altro ma per difetto di chiare prove era stato dimesso dal carcere. Fu impiccato al palo coll’uso del crico (macchina a ruota e asta dentata per sollevar pesi). Il palo era composto da due grosse tavole, larghe poco più di una spanna. Ad alto un grosso uncino per cui è attaccato il laccio da cui pendeva il cadavere (che vidi alle 7 pomeridiane mentre alle 6 antimeridiane fu eseguita la sentenza) Avea le mani legate una sopra l’altra e anche le braccia legate per dietro la schiena. Lo stato del cadavere non era nulla schifoso né lingue né occhi erano fuori dal centro. Dicono che sia il modo più acconcio e più (sic) per tale oggetto. Il vidi senza volere perchè, recatomi alla sagra dè lunedi di Santa Marta, feci un giro la ove vidi quantità di gente ne sapeva il perchè. Erano curiosi che aspettavano il boia venisse a levare dalla forca il cadavere per darci sepoltura. Del resto dall’altra parte della strada, ossia sull’arzere di San Nicolò, la bassa gente ballava al suono dè violini e clarinetti e mangiava sdraiata sull’erba, ec. Nulal badando che due tiri di schioppo lontano era appiccato che, però non poteva vedere pechè dietro le case”. ( Tratto da: Alvise Zorzi, Venezia Austriaca, 1798-1866, Laterza 1985).

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