Il mistero di Illasi: il delitto che coinvolse Ginevra Serego Alighieri, discendente di Dante. Verona 1592

Castello di Illasi

Il Castello di Illasi

Sul finire del 1592 un enorme scandalo scosse la città di Verona. Il governatore Virginio Orsini era fuggito dalla città la notte del 20 dicembre, come un ladro, per evitare la feroce vendetta del conte Girolamo Pompei di Illasi. Il conte lo accusava di aver stuprato, la notte del 22 novembre, nel loro palazzo di Verona, la giovane moglie Ginevra. Ginevra Serego Alighieri, discendente di Dante Alighieri e giovane sposa del conte Girolamo Pompei, quello stesso dicembre 1592 fu accusata dell’omicidio di Gregorio Griffo, sua guardia del corpo e uomo d’armi fidatissimo del conte suo marito. Secondo la versione ufficiale, era stato proprio il Griffo a far entrare Virginio Orsini nella camera della contessa, in cambio di denaro. Ginevra poi, sempre secondo la versione ufficiale, lo aveva ucciso pugnalandolo ben quindici volte perché causa della sua rovina e perdita dell’onore. Da Venezia fu inviato a Verona l’avogadore Marco Querini, che con molta difficoltà riuscì ad interrogare Ginevra. Non le cavò nulla di bocca, se non la versione dei fatti che ormai tutti conoscevano. Dopo di che di lei non si seppe più nulla. Una leggenda vuole che sia stata murata viva nel castello di Illasi. Più di dieci anni fa ritrovai nell’Archivio di Stato di Venezia le carte originali del processo, e la loro attenta lettura hanno svelato un’altra verità. Una verità così pericolosa che segnò tragicamente il destino di Ginevra consegnandola alla morte e all’infamia nel tempo. Ginevra Serego Alighieri era figlia di Pieralvise Serego Alighieri, figlio a sua volta di Marcantonio Serego e Ginevra Alighieri. La madre era una discendente di Dante Alighieri, o meglio del di lui figlio Pietro, giudice, che fu podestà di Treviso, dove morì e fu sepolto il 21 aprile 1364.Ginevra Il patrimonio della famiglia Serego Alighieri era notevole. Una perizia del 1563 parla di una stima di 74.177 ducati. Parecchi miliardi di euro odierni. I Serego erano gente d’armi, derivavano da un’antica stirpe militare che, però nel Cinquecento aveva ormai contorni mitici e sfumati. Il matrimonio di Ginevra con Girolamo Pompei fu pensato nell’ottica tutta politica di legarsi ai nuovi condottieri fedelissimi della Repubblica di San Marco. I Pompei si erano stabiliti a Illasi nel corso del XV secolo, e la Repubblica aveva concesso loro la piena giurisdizione. Ginevra e Girolamo si erano sposati nel 1584, lei doveva avere tra i quindici e i sedici anni, lui ne aveva già ventotto. Da subito il matrimonio tra i due non funzionò, sia per la differenza d’età, sia per la diversa estrazione e provenienza famigliare. A ciò si aggiunse il fatto che Ginevra non riuscì subito ad avere dei figli. Rimase incinta dopo che erano ormai trascorsi cinque anni dal matrimonio e partorì una figlia, Faustina. Il marito le aveva messo accanto la sorella Suordamor, per farle compagnia, visto che era sua coetanea, e la servetta Agnolina anch’essa della stessa età di Ginevra. Ma, soprattutto, le aveva assegnato come guardia del corpo un suo fidatissimo uomo d’arme, Gregorio Griffo con il quale il conte Girolamo era cresciuto come un fratello. Fu un errore fatale. La solitudine e la continua vicinanza favorì la nascita di un sentimento d’amore tra la contessa Ginevra e la sua guardia del corpo. Gregorio Griffo doveva essere un oggetto di desiderio molto ambito dalle donne del castello di Illasi, sempre sole e annoiate. E malgrado tutte le precauzioni, la relazione tra la contessa e Gregorio non passò inosservata. Se ne accorse per prima proprio la servetta personale di Ginevra, Agnolina, che scoprì i due amanti insieme a letto, a Verona, nella camera di lei. Secondo la versione ufficiale riportata in processo, Agnolina avrebbe confidato il suo pesante segreto a Suordamor, che, a questo punto, presa da furiosa gelosia e forse anche lei innamorata di Gregorio, confessò tutto alla sorella Caterina che la portò via subito dal castello di Illasi, rivelando il tradimento al conte Girolamo Pompei e segnando così per sempre il destino dei due amanti, che inevitabilmente avrebbero dovuto essere uccisi. Ma come uccidere i due amanti senza segnare l’onore di casa Pompei? Girolamo Pompei non avrebbe mai potuto ammettere di essere stato tradito da un suo uomo d’armi, che, per quanto di famiglia, era sempre un suo sottoposto. Sarebbe stato per lui disonorevole. Così fu architettato un diabolico piano. Infatti, in quel periodo era governatore di Verona Virginio Orsini, un narciso che correva dietro a tutte le belle donne della città, e pare che avesse fatto numerose avances anche alla bella Ginevra. Fu messa in giro la voce che proprio Orsini avesse stuprato nel palazzo di Verona la contessa Ginevra, e che il tramite di questo turpe atto fosse stato proprio Gregorio Griffo. Fu proprio lui la prima vittima di Girolamo Pompei. Con gran pompa fu prelevato nella sua casa di Illasi, trasportato su al castello e in una stanza assassinato dal conte tradito e dai suoi bravi. In seguito, Girolamo Pompei costrinse Ginevra ad accusarsi dell’atroce delitto del suo amante. Nel frattempo, la famiglia Pompei aveva in segreto avvertito il governatore Orsini di fuggire al più presto per salvarsi la vita, visto che Girolamo Pompei avrebbe dovuto vendicarsi su di lui per lo stupro della moglie. In effetti, Orsini fuggì prima a Mantova poi a Venezia, denunciando sempre, anche davanti al senato della Repubblica, la sua innocenza ed estraneità ai fatti. Ginevra fu costretta anche a firmare una confessione pubblica nel castello di Illasi, probabilmente temendo per il destino della sua unica figlia Faustina. Depose in processo, davanti all’avogadore inviato da Venezia, poi sparì per sempre dalla storia, nessuno seppe più nulla di lei. Nel 1596 Girolamo Pompei si risposò con Lucrezia Gualdo di Vicenza, ricchissima. Da lei ebbe ben sei figli maschi. Faustina, la figlia avuta da Ginevra, fu rinchiusa nel convento di Santa Caterina da Siena in San Nazzaro in Verona, prese il nome di suor Lucrezia ed ereditò i beni della madre.

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