Il delitto di Zenobia Teodolinda Onigo

Il delitto di Zenobia Teodolinda Onigo, Treviso 11 marzo 1903 a cura di Lara Pavanetto

TREVIGNANO. Da sinistra ritratto della contessa Teodolinda e Villa Onigo oggi centro culturale

TREVIGNANO. Da sinistra ritratto della contessa Teodolinda e Villa Onigo oggi centro culturale

Oggi non esiste più alcuna traccia a Treviso, del palazzo Onigo e del suo parco in riva al Sile, teatro di un delitto che fece molto scalpore ai primi del Novecento. La facciata del palazzo guardava verso quella che oggi è Piazzetta Sant’Andrea, e il parco occupava lo spazio che occupano oggi i giardinetti di Riviera Margherita. Il delitto: sono le quattro e un quarto di pomeriggio dell’11 marzo 1903, una bellissima giornata di sole. La contessa Zenobia Teodolinda Onigo, detta Linda, sta passeggiando per il parco del suo palazzo di Treviso, in compagnia dal suo amministratore Giuseppe Sabbione. I due percorrono la solita stradina per tornare a palazzo, una stradina che divide in due il giardino e corre a pochi passi dal Sile, quasi parallela. Ma la contessa quel giorno si attarda un attimo, Sabbione la precede di pochi passi. Attorno, nel giardino, alcuni uomini lavorano sistemando le piante e i fiori. Sabbione sente che la contessa rimprovera un suo lavorante perché non fa le cose per bene, come lei ha ordinato. Poi d’un tratto avverte uno strano sibilo e il rumore di qualcosa che cade a terra con un tonfo sordo. Si volta, davanti ai suoi occhi appare uno spettacolo surreale: a terra giace, separata dal corpo e in un lago di sangue, la testa della contessa Onigo. Tutto intorno gli uomini lavorano ancora come se nulla fosse successo, a testa bassa, chini sulle piante o sui fiori. E l’assassino, quel Pietro Bianchet, che anche lui conosce bene, dopo aver decapitato la sua padrona con un’ascia, si allontana in silenzio.

Pietro Bianchet, l’assassino, ha ventisei anni, ma ne dimostra almeno il doppio. E’ talmente piccolo di statura che ha saltato il servizio militare: un metro e cinquantatrè centimetri. Ha la pellagra, come la maggioranza dei contadini veneti dell’epoca. Il suo volto è segnato da sette cicatrici, la più evidente vicino al naso, e un’altra arcuata che gli deforma tutta la zona vicino all’orecchio sinistro. Viene da Trevignano. Lo arrestano lo stesso giorno dell’omicidio, in Piazza dei Signori, a Treviso. Nel suo portafoglio non trovano nulla, se non cambiali scadute e il conto per un badile e un piccone. Pietro Bianchet è un pisnente, un fittavolo, coltiva due campi che sono di proprietà della contessa Onigo. Abita in un casone, una sorta di casa col tetto in paglia, il pavimento in terra e dei fogli di carta al posto dei vetri alle finestre. Alcuni giorni prima del delitto, avendo avuto i campi distrutti dalla tempesta, aveva chiesto qualche balla di foraggio alla contessa. Era stato lo stesso Sabbione a rispondergli con una lettera. Pietro non sapeva leggere così aveva dovuto chiedere aiuto al gastaldo della Onigo, Francesco Robazza, che gli aveva letto nero su bianco il no della contessa.

Linda Onigo, la contessa, era conosciuta per la sua sordida avarizia. Trevignano apparteneva quasi tutta agli Onigo: la terra e anche i contadini tutti, come dei servi della gleba. Quando aveva bisogno di lavoranti per il suo palazzo di Treviso, la contessa chiamava qualcuno dei suoi fittavoli. Per questo quell’11 marzo 1903 Pietro Bianchet si trovava lì a Treviso. Il giorno prima del delitto, gli era giunta notizia da Trevignano, che la moglie aveva partorito una bambina, la secondogenita. Così aveva chiesto alla padrona di poter tornare a casa, e portarsi dietro anche un po’ di grano. Le aveva anche chiesto qualche soldo per prendere il treno o una carrozza, altrimenti avrebbe dovuto tornare a casa a piedi. Ma la contessa, per l’ennesima volta, gli aveva risposto di no. Quest’ultimo rifiuto si era sommato a tutti gli altri problemi che opprimevano il mondo di Pietro Bianchet: i debiti con le banche, con la padrona, con quei fittavoli che erano stati più fortunati di lui. Prima di aggredire la contessa, il pisnente era stato visto, quel pomeriggio, accanirsi con l’ascia, più volte, sul tronco marcio di un albero, quasi aspettasse il passaggio della padrona. Aveva premeditato la sua aggressione Pietro Bianchet, o la sua ira era scoppiata improvvisa? Durante tutto il processo, così come aveva fatto durante i primi interrogatori, egli negherà con forza la premeditazione del delitto. Dalla gente, dal popolo che seguirà morbosamente il suo processo, il contadino di Trevignano sarà visto come una vittima e un assassino nel medesimo tempo: analfabeta, ammalato di pellagra, sfruttato dalla sua padrona. La figura della contessa Onigo, invece, resterà segnata da un alone ambiguo e negativo. Ben pochi avevano stima e amore per lei, risultando anche poco comprensibile ai più la sua religiosità. La contessa Onigo era di religione valdese. Fu sepolta appena ventiquattro ore dopo la morte, in un tempietto aperto nel giardino che ora è sito nel Palazzo delle Opere Pie di Pederobba. Tirava aria di sommossa a Treviso, il giorno dei suoi funerali. Il popolo era tutto dalla parte dell’assassino contro i grandi agrari. Alla fine del processo, Pietro Bianchet fu condannato a otto anni e nove mesi di prigione. Gli fu riconosciuta la premeditazione, ma anche l’infermità mentale. E buona parte dei giurati ritenne che fosse stato provocato in modo grave dalla sua padrona. Quando uscì dal carcere il contadino di Trevignano sparì con la sua famiglia e non lasciò traccia di sé.

Annunci

2 risposte a “Il delitto di Zenobia Teodolinda Onigo

  1. Pingback: Nuove vite e antiche storie per gli edifici storici | vissafactoryfloor·

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...