L’omicidio della contessa Eleonora della Torre

A cura di Lara Pavanetto

J.L. Clerissau, Vue de la ville de Noale dans le territoire de Venise, Ermitage, PietroburgoEleonora della Torre, fu sepolta di notte, alla luce delle torce, l’8 febbraio 1722, nella chiesa parrocchiale di Noale. Aveva 26 anni, e da dieci era la sfortunata moglie del conte Lucio della Torre.

Lucio della Torre, primogenito di Sigismondo della Torre e della nobildonna veneziana Cecilia Mocenigo, era nato il 28 febbraio 1695 nel castello di Villalta, nel cuore del Friuli, territorio sottoposto all’Imperatore di Vienna. Il 15 novembre 1699 il padre fu ucciso nel suo castello di Villalta dal fratello Girolamo, che gli sparò un’archibugiata alla coscia. Lucio della Torre, che aveva quattro anni, fu spettatore della sua morte e questa atroce esperienza lo segnò nel profondo. Presto in lui si scatenarono gli istinti peggiori. Nel tentativo di sottrarlo all’influsso nefasto della famiglia, la madre lo collocò dodicenne, con il fratello Carlo, in un collegio di gesuiti a Venezia. Ma il ragazzo scappò presto dal collegio immergendosi nei divertimenti e nei piaceri che Venezia offriva. Bello e ricco non aveva alcun freno. Violento e prepotente aveva però bisogno di un ambiente nel quale essere l’unico signore. Si ritirò così, non ancora ventenne, nel castello di Villalta, dove, attorniato dai suoi bravi minacciava, atterriva, estorceva e ricattava i poveri abitanti. La madre, allora, pensò di dargli presto moglie. La scelta cadde sulla giovanissima Eleonora Madrisio, figlia del conte Giovanni Enrico Madrisio, castellano di San Martino del Friuli, e di Elisabetta contessa Strassoldo. Lucio ed Eleonora si sposarono il 29 marzo 1712, lei aveva sedici anni, lui diciassette.

Lucio della Torre, non ancora ventenne, aveva un suo personale esercito di quattrocento sgherri, era il signore assoluto di Villalta e di Noale. Obbligava gli osti e i bottegai a fornirgli carne, sale, pane ed altro, fissando il pagamento a suo arbitrio. Violentò e sedusse molte ragazze, togliendole ai loro padri, fratelli e mariti. Quando sua madre, la nobile Mocenigo, morì nella sua dimora di Pordenone, si sospettò che proprio il conte Lucio le avesse propinato del veleno. Intanto Eleonora aveva appena partorito il loro primo figlio. Spaventata dalla condotta violenta del marito, un giorno chiamò in casa, a Villalata, un prete per potersi confidare e consolare. Proprio mentre parlava con questo buon prete, entrò nella camera Lucio, furibondo con la moglie che si era permessa di chiamare un prete a consolazione delle sue pene. Brandendo un bastone le si scagliò addosso, lei riuscì a schivare il colpo, che finì invece sulla testa del figlioletto appena nato che teneva fra le braccia, fracassandola!

Poco tempo dopo l’omicidio di suo figlio, Lucio ritorna a Noale, e da lì poi raggiunge Padova. Ha in mente di divertirsi: con la sua carrozza tirata da sei cavalli: a Prato della Valle, taglia la strada alle altre carrozze assieme a una quarantina dei suoi sgherri. La notte poi uscito dal suo alloggio in borgo Santa Croce, attorniato dai suoi ceffi armati fino ai denti, attacca la casa dove stanziano i soldati che il podestà aveva incaricato di controllarlo. Questa volta il conte Lucio e i suoi sgherri hanno la peggio. Lui sarà costretto alla fuga travestito da benedettino, e due suoi uomini, arrestati, saranno poi impiccati in piazza delle Erbe. In seguito ai fatti di Padova, Lucio della Torre fu bandito dal territorio della Serenissima, furono confiscati tutti i suoi beni mobili e stabili. Fu destituito del titolo di conte e da qual si sia altro nobile titolo; la sua dimora di Pordenone fu demolita.

Ora, senza più bravi attorno, senza più entrate, non sapendo più dove andare, Lucio della Torre chiese ospitalità al conte Rizzardo Strassoldo, fratello della madre di sua moglie, che viveva con la moglie Marianna e i figli Niccolò e Ludovica, nel castello di Farra d’Isonzo. Durante il suo soggiorno nel castello di Farra, sedusse Marianna e poi non contento passò nel letto della figlia, Ludovica, e la mise incinta.

Marianna, pensò allora che l’unica soluzione fosse che Ludovica sposasse il conte Lucio e riparasse il danno. Bisognava però che la contessa Eleonora, moglie di Lucio, morisse. Del delitto fu incaricato Niccolò, che assieme all’amante, la domestica di casa, Orsola Sgognico, partì per Noale dove in quel periodo si trovava, nel suo palazzo, la povera Eleonora.

Dopo due giorni che erano a Noale, nel palazzo dei della Torre, i due sicari decisero di agire. Una mattina Niccolò entrò all’alba nella camera della contessa. La trovò che ancora dormiva. Senza nessuna esitazione, la colpì alla testa tre volte col calcio della pistola trucidandola. Poi, svelto, raggiunta Orsola sola in cucina che lo aspettava, con lei uscì di casa e montati sui loro cavalli, fuggirono da Noale.

Giovanbattista Colloredo, l’eccellentissimo ciambellano e ambasciatore di Carlo VI, e zio di Eleonora, interessò subito del delitto il Consiglio dei x, che velocemente formò il processo e inviò dei soldati ad arrestare Lucio, Niccolò e sua sorella Ludovica, Marianna e la cameriera. Gli assassini resistettero per ben due giorni e tre notti ai soldati imperiali e ai soldati della Repubblica! Alla fine si arresero, furono tutti arrestati e imprigionati. Il 3 luglio 1723, a Gradisca, nel piazzale antistante le prigioni, fu allestito il palco dove avvenne l’esecuzione degli assassini.

Lucio della Torre fu risparmiata venne due volte tanagliato al petto e poi decapitato. Fu tagliata la testa anche a Marianna Strassoldo. A Niccolò Strassoldo venne prima tagliata la mano destra, poi fu tanagliato due volte, infine gli venne recisa la mano sinistra nello stesso momento in cui fu decapitato. A Orsola, l’amante di Niccolò, fu imposto di assistere a tutte le esecuzioni e quindi di servire per un anno, con la catena al piede, nell’ospedale della fortezza di Gradisca. A Ludovica, da poco madre del figlio illegittimo di Lucio, si risparmiò lo spettacolo della morte dell’amante, del fratello e della madre. Fu rinchiusa in un convento e il figlio affidato ad una levatrice. Dei due figli legittimi di Lucio della Torre, Cecilia si sposerà con il civiladese Riccardo de Portis e Sigismondo che morirà a Pordenone nel 1804, avrà la possibilità di recuperare dei beni di famiglia e di fregiarsi ancora dei titoli nobiliari.

 

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2 risposte a “L’omicidio della contessa Eleonora della Torre

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