Osterie, magazzini e bastioni

siftingthepast_atthe-painter-s-studio_horemans-jan-jozef-ii_unknownLa terminologia dettagliata di taverna, ovvero deposito di vino per spaccio all’ingrosso o osteria per vendita di vino all’ingrosso e al minuto e di cibi, viene utilizzata a Venezia fin dal XIII secolo.

Com’è noto, l’osteria veneziana costituì per secoli centro di aggregazione, l’unico luogo di socialità e di incontro consentito assieme alla parrocchia per quanti percorressero la città a piedi o in barca. Il termine osteria, assieme a caneva, cioè cantina, derivano da due voci latine: la prima da hospes, -itis, l’ospite, e la seconda dal tardo canaba, -ae, il deposito delle botti, nella fattispecie

In città esistevano diverse tipologie di locali, bastion con vendita di di vino al minuto, magazin dove si faceva altresì spaccio di vino.

Le osterie potevano essere di proprietà di nobili ma anche di monasteri: nei pressi di Rialto nel 1320 esisteva l’Osteria di Seri Stefano Gradenigo, un’osteria del Comune in ruga di Ca’ Vital e ben due di proprietà delle stesse monache di San Servolo e di San Lorenzo, l’osteria della Donzella e della Simmia.

Nel 1415 si permette a Giambuono Sarte di aprirne una in una casa dei Garzoni a San Silvestro sul canale: accadeva di sovente, infatti, di trasformare una casa in una osteria. Nel ‘500 lo stesso Sannudo nel descrivere l’incendio in Rialto afferma “ Et fu sonato campanò a Rialto dove tutti concorsero, si quelli avevano volte et magazeni con mercadantie, come li botegieri e altri avevano stabele in Rialto, tra li qual jo Marin Sanuto fo misser Lunardo vi corsi per aver parte in l’ostaria di la Campana”.

Le osterie erano spesso ampie stanze nel fondo delle quali vi erano le botti di varia
grandezza, illuminate da un laternino sempre acceso ed al piano di sopra le camere. Nel mezzo della stanza vi era un banco e, al mattino, mercanti, nobili, operai e gondolieri si trovavano a bere.

Ma tutte queste possedevano alcune peculiarità che oggi ci possono far sorridere o quanto meno lasciare perplessi.

Nell’omicidio di Siega Domenico per mano di Parente Antonio, avvenuto a Murano nel 1785 in un magazen, la moglie della vittima racconta “unitamente al detto mio marito sono andata al ponte longo in magazzino per mangiar un pò di castrato che avevamo preso da casa nostra…” (ASV, Avogaria di Comun, b. 4448 fasc. P. 5, c.6v.).

Di fatti si poteva portare il proprio cibo e consumarlo li e si pagava solo quello che si beveva.  Ma non solo ! Nel caso Millevoi, (che sarà pubblicato nel prossimo mio libro con Helvetia), scopriamo che nei bastioni ma anche nei magazzini, si poteva portare in pegno qualsiasi oggetto e riscuoterne il valore parte in denaro e parte in vino.

Per quanto riguarda le stanze sopra le osterie, abbiamo un inventario per l’osteria alla Simmia a Rialto, molto interessante per conoscere i nomi che si davano alla stanze:

ASV, San Lorenzo, b. 12, Fasc. Credito con Domenico Zanchi hoste alla Simmia già saldato e spese fatte per tal occasione

Anno 1698 inventario et stima di mobili esistenti nella ostaria della Simia a Rialto….

Prima della camera della Croce

Camera della Donzella

In salla

Camera della corona

In salla apresso la detta camera

Camera della stella

Camera della Luna

Camera del Pelegrin

Camera de Linperatore

Camera al sol

Camera alle di Chiave

Camera de Lanzolo

In stua

In salla da ballo

In altana

In caneva

Da basso appresso la caneva

In corte

Camera di S.te Antonio

Biancherie

In cusina

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