Quando i registri canonici ci raccontano un fatto di cronaca nera

Registro dei morti della chiesa di Santa Croce

I registri parrocchiali sono dei libri normalmente custoditi dai parroci nei quali vengono annotate le notizie correlate alla vita religiosa della parrocchia: battesimi, cresime, matrimonio e funerali. Dopo il Concilio di Trento (1545 – 1563) i parroci iniziarono a registrare le generalità di coloro che accedevano ai sacramenti del battesimo e del matrimonio creando delle anagrafi di fatto che, ancor oggi, hanno una grossa valenza documentaria.

Nel 1565 San Carlo Borromeo nel I Concilio provinciale ordinava, oltre ai due registri tridentini, la tenuta del libro dei morti, cresime e stato d’anime.Ma solo con Paolo V (1614) si rende di fatto obbligatorio la tenuta del registro dei morti. Si specifica che sul libro dei morti deve essere indicato anno, mese e giorno della morte e della sepoltura.

Nel caso di morte improvvisa, il funerale cristiano veniva comunque celebrato, mentre si procedeva diversamente in caso, per esempio, di suicidio (“funerato ritu canino”).

A volte i parroci accanto al nome redigevano un breve profilo biografico del defunto o tenevano annotazioni varie (giudizi morali o particolari sulla cerimonia funebre).

Si trovano anche registri in aggiunta a quelli richiesti, a Venezia, per esempio, esiste il Registro degli infermi (“Libro deli amalati de Santa Eufemia dela Zuecca 1577 adì 24 mazo”).

Ma un ruolo che svolge un registro simile può anche essere quello di offrirci la prima notizia di un avvenimento di cronaca nera.Nel registro canonico della parrocchia di Santa Croce di Venezia a metà del Seicento troviamo l’indicazione “Adi 8 febbraio, questa matina è stato ritrovato in aqua per mezzo Santa Maria Maggior un cadavere separata la testa dal busto, et posto sopra terra per mezzo la detta chiesa”.

Resgistro dei morti della chiesa di San Bartolomeo

A chi apparteneva quel corpo? chi era l’assassino?In un ulteriore registro canonico della chiesa di San Bartolomeo, sempre nello stesso periodo, troviamo una descrizione più minuziosa “Giovan Bettini pistor d’anni 50 in circa hieri alle vent’hore circa fu assalito da un suo lavorante in propria bottega con un coltello, che gli diede tre ferite, una sotto il brazzo sinistro, l’altra nel petto, e la terza nella mano dalle quali ferite mori alle hore 24. Lo visitò il medico Caffis e lo medicò messer Marc’Antonio Barbier a San Luca”.Sappiamo già chi era la vittima e dove è avvenuto il delitto, ma forse è la registrazione della parrocchia di San Trovaso, eseguita il 14 giugno 1779, quella che più lascia senza parole “ Nel pubblico pozzo grande di questa nostra contrada all’ore 10 in circa fu scoperto un cadavere, ed all’ore 13 con la sopra intendenza di Sua Eccellenza Avogadore Minotto fu levato dal detto pozzo e ritrovato essere un busto di corpo umano di sesso mascolino senza testa con le braccia e con alcune ferite nelle ditta nella mano sinistra col petto e tergo separato solo appeso verso al collo, in di all’ore 19 in circa fu portata alla riva di questa chiesa l’altra metà in giù del suddetto corpo, quale fu ritrovata in altro pozzo nella corte detta del Basego vicina a Ca’ Berlendis posta nella contrada di Santa Margherita, e per ordine del suddetto Avogadore furono le due metà trasportate nella Pubblica Piazzetta per esser riconosciute. Il nome del suddetto cadavere è Francesco Cestonaro”.

In caso di indagine investigativa l’autorizzazione a seppellire arrivava dai Signori di Notte Criminal ed anche questo veniva segnalato nel registro dei morti.

Il registro dei morti diventa cosi un primo passo per rintracciare altri documenti ufficiali. Alla fine si potrà raccontare una storia completa, dimenticata tra le pieghe del tempo, come nell’episodio di Francesco Cestonaro dove l’intero accaduto è documentato all’interno del volume “I Serial Killer della Serenissima” edizioni Helvetia, autore Davide Busato, in uscita a marzo 2012.

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