Il tempo come cambia

Nell’affrontare i documenti d’archivio, in particolare per analizzare i vari processi, la data e l’ora assumono un significato importante. Per tale motivo è importante per non fare errori grossolani ricordarsi che:

Le date dei documenti veneziani venivano spesso affiancati dalla dicitura latina more veneto, ossia “secondo l’uso veneto”: in tal modo, ad esempio, la data 14 febbraio 1702 more veneto corrispondeva alla data generale 14 febbraio 1703, in quanto l’anno 1703 iniziava in Veneto solo a partire dal mese seguente e quindi febbraio risultava essere l’ultimo mese del 1702 (il vecchio anno). L’uso, di origini molto antiche, faceva si che secondo tale sistema i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre fossero effettivamente il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno, come indicato dal nome.

Anche l’ora presente nei documenti non corrisponde a quella odierna.

Nei secoli XIII-XIV, con la diffusione degli orologi collocati sui campanili o sulle torri civiche, si iniziò, specialmente in Italia, a suddividere il giorno in 24 ore della stessa durata, ma sempre partendo dal tramonto del sole o dall’Avemaria della sera, per cui la stessa ora non corrispondeva allo stesso momento della giornata da una stagione all’altra, ma ad un momento successivo in estate rispetto all’inverno (in quanto d’estate il sole tramonta più tardi). L’ora esatta del mercante modificava anche l’ora del Mattutino e della Laudi in conventi e monasteri. A differenza dal nostro sistema odierno rimaneva la scansione in ora prima (dalle sei alle sette), ora terza (dalle otto alle nove), ora nona (dalle quattordici alle quindici). Cambiava la durata delle ore, ma la loro scansione era inalterata. Si iniziava con l’ora prima, che si collocava in corrispondenza delle nostre ore sei e non oscillava più fra le 4 e mezzo e le 7 e mezzo. Quando il sole tramontava era, infatti, l’ora ventiquattresima. Si deduce che le ore 18 segnalavano che mancavano 6 ore al calare del sole, che corrispondeva alla chiusura delle porte della città o del castello.

Gli orologi dovevano esser regolati manualmente per adeguarli all’ora di partenza variabile. Nel resto dell’Europa, a partire dalla Francia, con l’avvento degli orologi il giorno venne invece suddiviso in due periodi di 12 ore uguali, che partivano a mezzogiorno e a mezzanotte (ora “alla francese” o “all’oltramontana”). Ad esempio le ore 11 indicavano che erano trascorse 11 ore dalla mezzanotte ( sistema in uso al giorno d’oggi).

In questo modo la misura del tempo non dipendeva dalla durata del giorno e gli orologi non richiedevano correzioni quotidiane. L’introduzione in Italia di questo sistema avvenne in modo graduale e con molte opposizioni. Venne introdotto a Firenze nel 1749, a Parma nel 1755, a Genova nel 1772 e a Milano nel 1786. Ci volle l’occupazione francese per imporlo al resto della penisola, ma ancora nel XIX secolo era da qualcuno utilizzato il sistema precedente.

Il metodo francese fu introdotto nell’intero territorio della Repubblica di Venezia solo nel 1789.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...