Un testimone oculare di una condanna a morte.

Il 18 marzo del 1514 Marin Sanudo, cronista della Serenissima, trascrisse una esecuzione alla quale assistette nel suo diario. Il condannato a morte era tale Prete Bartolo di Maran, per aver commesso tanti misfatti, gli furono tolti i privilegi di prete e giustiziato. Si riporta quanto vide:

“Il soler era zà fato, et parse di novo a la brigata, e mandato per la Scuola di San Fantin, et si stentà averla. Et questi do sopranominati Zorzi e Zustinian, andono in camera a dirli la sententia fata [avvisarono il prete che attendeva in cella], et fo mandato per uno frate di San Zane Polo [Santi Giovanni e Paolo]; qual si confessò e a hore 22 si comunichò lì in camera da alto. Era la Piaza piena di zente, e fata una forca eminente; et Io a caso passando con barcha, vedendo tanta zente, mi astalai a veder che era, cossa che si dicea fin da zorni saria expedito e cussi presto farsi; et cussi stava assà persone in Palazo a veder, e cazete alcune colonelle zoso, dove erano persone apuzate per mezo la camera de’ Signori de note [La Camera Nuova dei Signori di Notte, una delle prigioni veneziane], e ita volente Deo, niun morite. Hor, a hore 23, fo mandat esso prete con l’abito fu preso, calze bianche e indosso uno zipon [Giubbone] et l’abito di la Scola e sopra il soler; poi fato basar il Crocefisso di la Scuola et la croce et sempre il frate li apresso a ricordarli di Christo per vadagnarli l’anima, fo per il boja datoli di la manara drio la copa e scopato [colpito dietro il capo e ucciso a colpi di mazzuolo] ; qual cazete sul soler, et poi esso boja li dete più di quattro altre gran bote; et credendo fusse morto, li ligono una corda a uno pè per tirarlo in zima di la forcha e li apicharlo, e fo gran stento a tirarlo, et steteno più di meza ora, pur fo tirato con ajuto di tre homeni che andono in zima la forca. E ligato, si vete esso prete non esser ancor morto et moveva le gambe; unde tutti chi li apresso comenzono a trarli saxi [tirargli sassi] a la volta di la testa et di la persona, e cussì come li zonzeva, cuss’ esso monstrava resentirsi; pur tanto li fo trato che a la fine, a hore 24 e più, morite; sichè credo sentisse una crudel morte come merita li soi mensfati, ruina di la patria. Era homo grande, trazeva al magro e ben proporzionato, era di età di anni…et cussì finì la vita sua come el meritava. “

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